sabato 29 luglio 2017

Il segreto di Kóre

“C'era una volta una donna strana ma assai bella dai lunghi capelli d'oro sottili come grano filato. Era povera, non aveva né madre né padre, e viveva sola nei boschi e tesseva su un telaio fatto con i rami di noce scuro. Un tipo brutale, che era figlio del carbonaio, cercò di costringerla al matrimonio, e lei nel disperato tentativo di comprare la rinuncia, gli regalò una ciocca di capelli d'oro.Ma lui non sapeva o non si curava del fatto che era oro spirituale, non denaro, quello che gli aveva dato, e quando volle vendere i capelli come una qualsiasi mercanzia al mercato, la gente lo canzonò e pensò che fosse pazzo. 
persefone kore locri
Persefone/Kore in un pìnax  fittile rinvenuto a Locri.


In collera, di notte tornò alla capanna della donna, la uccise con le sue mani e ne sotterrò il corpo accanto al fiume. Per molto tempo nessuno si accorse della sua assenza - nessuno si curava del suo cuore o della sua salute. Ma nel sepolcro i capelli d'oro della donna presero a crescere.  
Si sollevarono in spire attraverso la terra nera, e crebbero sempre di più fino a ricoprire la tomba di un campo di ondeggianti giunchi d'oro.I pastori tagliarono i giunchi per farne flauti e non smisero più di cantare: Qui giace la fanciulla dai capelli d'oroAssassinata e nel suo sepolcro,uccisa dal figlio del carbonaioperché desiderava vivere. E così l'uomo che aveva tolto la vita alla donna dai capelli d'oro fu scoperto e portato in giudizio, e coloro che vivono nei boschi selvaggi del mondo, come facciamo noi, furono di nuovo al sicuro. Se il messaggio manifesto è l’invito a stare attenti quando ci si trova in luoghi solitari nel bosco, il messaggio profondo è che la forza vitale della bella donna solitaria, personificata nei capelli, continua a crescere e a vivere e a emanare conoscenza conscia anche se tacitata e sepolta. I leitmotiv di questo racconto sono probabilmente frammenti di una più lunga e antica storia di morte e resurrezione incentrata su una divinità femminile. 
[…] In questo racconto, l’assassino che vive nei boschi è il segreto. Lei rappresenta una kore, la donna-che-non-si-sposerà-mai. Questo aspetto della psiche femminile rappresenta ciò che si intende tenere per sé sole. È mistico e solitario nel modo giusto, poiché la kore è occupata a selezionare e tessere idee, pensieri e imprese.È questa donna solitaria e ripiegata su se stessa che è soprattutto ferita da traumi o dal dover mantenere un segreto; questo senso integrale del Sé cui basta avere poco attorno per essere felice; questo cuore della psiche femminile che tesse nel bosco sul telaio di noce scuro, ed è in pace.”


Da: Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi, 2011, Frassinelli, pp. 412-413. Traduzione di Maura Pizzorno.

venerdì 28 luglio 2017

Buon compleanno, Blu Angels!

happy birthday blu angels
16 anni e non sentirli...
Happy Birthday, Blu Angels!
Il 21 luglio 2017, il gruppo di musica leggera Blu Angels ha festeggiato sedici anni di musica. La loro avventura cominciò infatti nel 2001, per un’idea di Diego Baruffi (voce e chitarra), Giovanni Primomo (tastiera) e Davide Brignoli. Quest’ultimo, purtroppo, ha lasciato la band e la vita terrena da anni. Si sono recentemente aggiunti due angeli, Jimmy Primomo (chitarra elettrica) e Ugo Mangeri (chitarra acustica). Insieme, hanno organizzato “Happy Birthday, Blu Angels!”, alla storica Gelateria Carnevali di Manerbio. Purtroppo, il loro compleanno è stato salutato dalla grandine. Angeli bagnati, angeli fortunati… Chissà?
            Non si sono arresi di certo coloro che li hanno accompagnati. Erano presenti i solerti cuochi di “pà e salamìna”, il famoso pane e salsiccia bresciano. Con loro, c’era un chiosco che preparava birre alla spina e mojito.  Naturalmente, per chi volesse, ci si poteva rinfrescare il palato con tutto il gelato possibile.
            Con quel che la grandine ha risparmiato degli strumenti, i Blu Angels hanno intonato alcune canzoni. Si trattava, come sempre, di cover di brani italiani degli anni ’60-’70-’80, con un occhio di riguardo per gruppi come i Dik Dik e i Nomadi.

            Naturalmente, il cuore della festa è stato costituito dal taglio della torta: un delizioso dolce di pan di Spagna, con crema, panna, frutti di bosco e croccanti. Dopo sedici anni portati benissimo, tanti auguri per altri voli musicali.

torta di compleanno blu angels
La torta di compleanno dei Blu Angels era deliziosa.
Scomparsa in una sola sera... pace alla memoria sua.

sabato 22 luglio 2017

martedì 18 luglio 2017

WWKIP: un filo lungo come il mondo

wwkip manerbio 2017
WWKIP Manerbio 2017
Un filo di lana, di cotone, di acrilico… l’importante è che sia lungo come il mondo. Questa è l’idea alla base del WWKIP: World Wide Knit In Public Day, la Giornata Mondiale del Lavoro a Maglia in Pubblico. Nacque nel 2005, da un’idea di Danielle Landes. Viene organizzato annualmente, ogni secondo sabato di giugno, da gruppi di volontari. L’idea di base è riunire gli amanti di uncinetti, telai e ferri da calza, per farli uscire dalla consueta solitudine domestica di questo hobby. A Manerbio, se ne occupa Gloria “La Cius” Colucci, giovane proprietaria di una merceria (anzi, “bottega creativa”). L’appuntamento è stato fissato per il 10 giugno 2017, presso la caffetteria “Lady” del Piazzolo. Ai convenuti, era stato richiesto di iscriversi per tempo. Erano stati programmati tre gruppi: lavoro a maglia autonomo; principianti; workshop per bambini. Quest’ultimo è stato annullato, visto che l’estate richiamava i piccoli in piscina. 
           
wwkip manerbio 2017 ai tavoli del lady
WWKIP Manerbio 2017: ai tavoli del Lady...
Il 2017 è un anno da ricordare, per Gloria: finalmente, la sua bottega creativa avrà anche le ruote. Verso ottobre, infatti, dovrebbe arrivare la roulotte acquistata coi proventi di un crowdfunding: nei giorni festivi, i fili e i colori della Cius potranno andare in trasferta.
            Nonostante il caldo, l’impegno è stato lieto. Hanno certamente contribuito un buon cocktail analcolico e le torte artigianali. È sempre un piacere vedere le  variazioni di sesso ed età che si manifestano al WWKIP. Certo, le classiche nonne e le tipiche massaie rappresentano ancora la maggioranza. Ma ciò non impaurisce i giovanotti, le trentenni eccentriche, le ragazze con tatuaggi e dreadlocks. La creatività è un buon collante sociale. Ed è riuscita anche a strappare un sospiro ad alta voce: «Perché non lo facciamo più spesso?» Anche se il “caffè creativo” con la “Cius” è già un’abitudine manerbiese, nei mesi invernali.


Paese Mio Manerbio,  N. 122 (luglio 2017), p. 14.

lunedì 17 luglio 2017

Indovina chi viene a cena

tavolata multietnica
Tavolata multietnica.
Osservare come mangia una comunità significa conoscere molto di essa. Forse, anche a questo ha pensato l’associazione islamica manerbiese “Chorouk”, quando ha diffuso  questo invito: partecipare a una delle cene del Ramadan, in cui viene rotto il digiuno giornaliero. Il pasto del 18 giugno 2017 è stato aperto anche ai manerbiesi non musulmani. Questa cena è detta “iftar”
            I commensali hanno atteso il tramonto, com’è prescritto. I discorsi di benvenuto sono stati pronunciati da Allal Martaj, presidente di “Chorouk”, e da Issa Nabil, l’imam locale. Essi concordavano sulla necessità di “abbattere i muri” ed essere “come una sola famiglia”. Ciò ricorda una nozione comune all’Antico Testamento (Gn 11, 1) e al Corano (II, 213): quella di un’umanità originariamente unita in una sola comunità. 
datteri biscotti miele e sesamo uova sode
Datteri, uova sode, dolci
con sesamo e miele.
 Un canto di preghiera ha segnalato l’inizio della cena. Il digiuno è stato rotto con acqua e datteri, ovvero con elementi primari dell’alimentazione: l’acqua per ovvi motivi, i datteri perché zuccherini e ricchi di energie subito consumabili. Le credenze islamiche vogliono che lo stesso Profeta avesse fatto così. I datteri serviti a Manerbio erano ripieni di frutta secca. Ben decorate erano le porcellane da tavola. Sia uomini che donne indossavano lunghe vesti, per l’occasione rituale.
            Il tipico menu di un iftar conta molte variabili regionali. I membri di “Chorouk” hanno cercato di “riassumerle”. C’erano “piramidi” con datteri, biscotti al sesamo e al miele, uova sode. È stata servita una zuppa di ceci e verdure, nota come “harira”: tipica della cucina berbera. Essa è un piatto unico, pensato per recuperare le energie dopo un digiuno; con questa funzione, compare anche nelle tradizioni ebraiche. Erano poi presenti diverse “tajine”, recipienti in terracotta di forma conica, impiegati nella cucina nordafricana. Una conteneva carne in umido con prugne, uova e mandorle. In un’altra, l’umido era accompagnato da carciofi, piselli e olive. Un’altra ancora presentava riso con uova e ogni sorta di verdure. Piccoli panini rotondi erano imbottiti con carne di manzo speziata e peperoni. Fra i tipi di pane, c’era quello detto (appunto) “pane arabo” e uno simile alle crêpes (morbido, piatto, con olio e burro). Immancabile il cous cous (con carne, zucca, ceci). Oltre all’acqua, si potevano bere tè alla menta e succhi di frutta. 
tavola imbandita iftar
Tavola imbandita per l'iftar.
            La preparazione della cena era stata compito delle massaie. Essa, come ogni iftar, era pensata come momento di condivisione e carità. Era infatti abbinata a una “spesa della solidarietà”, raccolta di generi di prima necessità per i bisognosi. «Il cibo è di Dio» ha spiegato uno dei commensali: una proprietà di tutti, dunque.
            Il Ramadan (ha spiegato Martaj) serve come purificazione dalle negatività abituali, legate al prevalere dell’impulso su spirito e ragione. Una giovane signora tunisina ha raccontato che, laddove le tradizioni islamiche sono molto radicate, il mese sacro registra davvero un cambio delle abitudini. Persino chi non è molto osservante porta velo e abiti rituali per pregare; e, in quel periodo, la delinquenza si ferma.
            Il momento più atteso del Ramadan è la “Notte del Destino”: quella in cui si ricorda il dono del Corano al Profeta. Essa è destinata a una veglia di preghiera. Con la preghiera, si è concluso anche l’iftar del 18 giugno, per i musulmani. Gli altri si sono accontentati (e non è poco!) di gustare un momento quasi magico, che pareva voler lottare contro le nubi della cronaca nera.


Paese Mio Manerbio,  N. 122 (luglio 2017), p. 11.

domenica 16 luglio 2017

Antichi sapori

asàrotos oikos
"Asàrotos oikos", II sec.
Slow Food Bassa Bresciana e il Museo Civico di Manerbio si sono incontrati in un ciclo di tre conferenze con degustazioni, dedicate agli “Antichi sapori”: a volte esistenti tuttora, a volte andati perduti, per la riduzione della biodiversità. Il 4 maggio 2017, è stata la volta di “Magna Roma. Storia e tradizioni alimentari dell’antica Roma”. La dott.ssa Elena Baiguera, conservatrice del Museo Civico manerbiese, ha citato Marco Gavio Apicio (I sec. a.C. - I sec. d.C). A lui è attribuito il De re coquinaria, un ricettario in X libri.
A Pompei, la lava ha sigillato datteri, noci, farro e il cosiddetto panis quadratus, ovvero tagliato in quattro spicchi. Tra le fonti iconografiche, esistono mosaici recanti il tema dell’ asàrotos òikos (in greco: “pavimento non spazzato”). I resti di cibo qui documentati sono soprattutto di pesce. Esisteva lo street food: quello delle cauponae e dei thermopolii, antenati dei bar. Molto diffusa era la puls, una pappetta di cereali. I condimenti erano olio e garum: una salsa a base di pesce fermentato.
antichi sapori slow food
Elena Baiguera fra i relatori
di "Magna Roma".
            Ai Longobardi era dedicato l’incontro del 18 maggio: “Romani, barbari e cristiani: un nuovo modello alimentare. L’Alto Medioevo”. La dott.ssa Elena Baiguera ha illustrato la situazione: il decadimento delle strutture politiche determinò il declino dell’agricoltura. L’alimentazione longobarda era perciò carnea - anche per via delle loro origini di nomadi, poco avvezzi alla coltivazione. È rimasta una lettera di Antimo (VI sec.): De observatione ciborum, raccomandazioni alimentari al re Teodorico. Dell’agricoltura, parlano i “polittici”: testi d’informazione sul territorio, in funzione del loro governo. È famoso il “Polittico di S. Giulia” (dall’omonimo monastero bresciano).
            La caccia era amata dagli aristocratici anche come addestramento alla guerra. L’allevamento era praticato nella curtis: proprietà nobiliare antenata della cascina. Nacquero i ciccioli e i salumi, fra cui il “buristo”: salsiccia contenente una parte di sangue. Non andò perso, però, l’amore romano per l’agrodolce e per il pesce. Ricercata era la lampreda, stufata in sangue e vino. Per quanto riguarda la cucina povera, ogni capanna aveva un orto. I monaci consumavano pane bianco e birra, dolcificata col miele. Erano apprezzate castagne e mandorle: da cui, l’usanza dei confetti nuziali e l’invenzione della colomba. Cominciò a comparire la forchetta
forchetta in banchetto longobardo
Miniatura longobarda in cui 
compare la forchetta.
            Il ciclo si è concluso l’8 giugno: “Cuochi e gourmet alla corte dei principi. L’alimentazione nel Rinascimento”, con la dott.ssa Denise Faciocchi. Fra ‘300 e ‘500, si professionalizzò la figura del cuoco, necessario alle corti. Si diffusero trattati gastronomici e ricettari. Furono inventati fornello e lavabo. La cucina povera è documentata soprattutto per via iconografica. Appannaggio della massaia, si componeva d’acqua, cereali e legumi.
            Veri e propri rituali erano invece i banchetti di corte. Si componevano di diversi “servizi”: primo, secondo e così via. S’impiegavano coltello e forchetta. Le suppellettili erano pregiate e comprendevano sculture di zucchero. Alla fine, erano serviti dolci e ipocrasso: vino dolcificato e speziato.
Era assai presente la carne ovina (“scarto” della produzione tessile). Gli uccelli erano serviti ripieni e rivestiti delle proprie penne. Nacquero panforte e panpepato. Si affermarono cannella, chiodi di garofano, zafferano e zucchero. Novità (non sempre benviste) furono caffè, tè e cioccolato. La scoperta dell’America portò in Europa mais, patate e tacchini. Si diffuse l’uso delle paste ripiene (tortellini e ravioli).
banchetto di corte rinascimentale
Banchetto in una 
corte rinascimentale.

            Le degustazioni, naturalmente, erano a tema: zuppa di farro, pane di segale e idromele per l’età romana; salumi, pane di monococco e birra al miele per quella longobarda; per la terza serata, casoncelli e biscotti detti “bozzolati delle monache”, annaffiati dal Marzemino, tratto da un vitigno autoctono italiano comparso proprio nel XV sec.

Paese Mio Manerbio,  N. 122 (luglio 2017), p. 6.

sabato 15 luglio 2017

Esprimi un desiderio

arriva il carrozzone
Arriva il Carrozzone.
Non è ancora agosto, ma le belle sere d’estate invitano a pensare alle stelle, cadenti e non. Ecco dunque che arriva, nei paesi della provincia bresciana, uno spettacolo all’aperto intitolato “Esprimi un desiderio”. Lo sta proponendo “Il Carrozzone”: una compagnia che viaggia realmente su due carri, trainati da un cavallo e un asino. Essa raduna attori diversamente abili e normodotati, per un progetto che stimoli l’amore per il teatro e l’integrazione allo stesso tempo. Per essere coerenti con il ruolo di “girovaghi d’altri tempi”, anche i vestiti degli attori rimandano a un Ottocento da “Albero degli zoccoli”. 
            Il 22 giugno 2017, “Il Carrozzone” ha fatto tappa a Manerbio, al Parco Paolo VI. Per riscaldare l’atmosfera (anche se la stagione non l’avrebbe richiesto), gli artisti hanno danzato e cantato alcuni successi pop (Raffaella Carrà, Álvaro Soler e altri). In primissima fila, seduti sul prato, c’erano molti bambini.
Quando il sole ha cominciato a calare, è iniziato lo spettacolo vero e proprio. Come è già intuibile, esso aveva per argomento le stelle e lo struggimento causato dalla loro bellezza.
Il cast si è presentato in scena con tanto di valigie. Per il povero capocomico, è stata un’impresa disciplinare l’irrefrenabile voglia di danzare e saltare che animava i girovaghi. Ma, alla fine, la storia è cominciata. «Immaginate che questa sia una stalla… e che ci siamo radunati per raccontarci storie, come una volta» ha esordito il capocomico. Poi, ha ricordato un bambino da poco trasferitosi nel suo stesso condominio, quando lui era piccolo… e che cercava disperatamente le stelle. Erano ciò che gli mancava, del suo luogo di provenienza. 
il carrozzone guarda al cielo
Il Carrozzone guarda al cielo.
Eppure, non sempre l’incanto viene dal cielo. A volte, basta una borsa di plastica dimenticata, che volteggia a un ritmo tutto suo… come quelle sventolate dagli attori, sotto una luce blu. «C’è così tanta bellezza al mondo, che quasi non riesco a sopportarla» ha sospirato il capocomico. Sul pubblico, sono piovuti coriandoli argentati, che hanno reso più tangibile l’eterea scena.
Sempre in quell’atmosfera lunare, hanno danzato paralumi simili ai “soffioni” del tarassaco, con un cuore di luce fioca; e un grande aquilone trasparente imitava quasi una gigantesca medusa.
Uno degli attori si è poi ritagliato una pausa, addentando un tramezzino. Ecco dunque che è stata proclamata un’istantanea “Sagra del Salame” (con vino rosso), per parodiare le sagre dei paesi attraversati dal Carrozzone.
"C'è così tanta bellezza al mondo,
che quasi non riesco a sopportarla."
Tornando all’argomento principale: il desiderio di quel bambino non andava dimenticato. Le stelle dovevano essere attaccate al cielo. I girovaghi si sono così convertiti in intrepidi acrobati, per arrivare al firmamento con catapulte, pertiche e scale. Niente da fare. Lo spettacolo si è dunque risolto grazie alla leggerezza dei palloncini, che hanno portato verso l’alto le stelle… di carta. Sono stati aggiunti un po’ di spruzzi di scintille, a mo’ di “astri in terra”. Prima di andare a dormire, è stato d’uopo ascoltare la poesia quotidiana composta dall’attore Emilio. Con un sapore di sogno in bocca, si è conclusa la serata.



Paese Mio Manerbio,  N. 122 (luglio 2017), p. 8.

I Blu Angel tornano a volare

Si sono concessi una lunga pausa, dal 2012 al gennaio 2017. Ma i Blu Angel si sono finalmente ricostituiti. E hanno voglia di… volare. 
i blu angel al gatto caffè di manerbio
I Blu Angel al Gatto Caffè di Manerbio.
Il gruppo nacque nel 2001, per iniziativa di Diego Baruffi, Giovanni Primomo (manerbiesi) e Davide Brignoli (di Montichiari). Propongono cover di canzoni italiane, prevalentemente degli anni Sessanta e Settanta. I loro prediletti sono i Nomadi, ma danno grande spazio anche a Lucio Battisti e Gianni Morandi.
            Sono rimasti due membri fondatori, Diego Baruffi (voce e chitarra) e Giovanni Primomo (tastiera). Brignoli è purtroppo deceduto cinque anni fa. Con loro, c’è Jimmy Primomo, fratello del tastierista e virtuoso della chitarra elettrica. Una “new entry” è invece Ugo Mangeri (chitarra acustica). Questa formazione si era già esibita a Quinzano d’Oglio, all’evento pubblico “Libri in concerto” (27 maggio 2017).
            Per due sere consecutive (16 e 17 giugno 2017), i Blu Angel hanno poi colto l’occasione dell’estate per allietare le piazze manerbiesi. Hanno infatti suonato al Gatto Caffè di piazza C. Battisti e alla caffetteria “Lady” del Piazzolo, per la clientela all’aperto.
            I programmi delle due serate (assai simili fra loro) esordivano con “Sognando la California” dei Dik Dik (1966): quasi a sottolineare i sospiri per le vacanze estive. Molto spazio è stato però lasciato ai beniamini di sempre, i Nomadi: “Marinaio di vent’anni” (1993); “Il vento del nord” (1995); “Io vagabondo” (1972); “Io voglio vivere” (2003); “Un pugno di sabbia” (1970); “C’è un re” (1991); “Il fiore nero” (1977). Altro protagonista ideale era Lucio Battisti: “Il tempo di morire” (1970); “Un’avventura” (1969); “Dieci ragazze” (1970).
            Una canzone-manifesto, in un certo senso, era “Bandiera gialla” di Gianni Pettenati (1967): espressione di voglia di vivere e divertirsi grazie alla musica. Così pure si può dire di “Dedicato” (Ivano Fossati, 1976): un pensiero rivolto dai “suonatori un po’ sballati” alla varia umanità. Leggermente “fuori stagione” era “È la pioggia che va” (1966) dei Rokes. Dei Dik Dik, c’era anche “Volando” (1976). Un classico dei Blu Angel era “Tanta voglia di lei” (1971) dei Pooh. Ma le due serate hanno incluso anche novità. Per la prima volta, il gruppo ha proposto arrangiamenti di “La bambolina che fa no, no, no” (1966) di Michel Polnareff e “Impressioni di settembre” (1972) della Premiata Forneria Marconi. Per eseguire questa, al Gatto Caffè, si è aggiunto ai Blu Angel l’amico Emilio, detto “Miser”. Una sostanziale novità, nel repertorio, era anche “Jesahel” (1972) dei Delirium.
i blu angel al lady di manerbio
I Blu Angel al Lady di Manerbio.

            Una “concessione” è stata fatta alla Caterina Caselli di “Perdono” (1966) e all’Adriano Celentano di “Pregherò” (1965). La conclusione è stata affidata a Gianni Morandi, con “Se perdo anche te” (1966) e “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” (1966). Quest’ultima, in particolare, è stata scelta dal gruppo come chiusura delle serate: un modo, forse, per sottolineare il potere della musica di generare amore e aggregazione, anche quando la guerra incombe.

venerdì 14 luglio 2017

Per tre giorni, Noi con Voi

due signore in abiti anni '60
Due signore in abiti anni '60.
Con l’estate, è arrivata la festa delle associazioni manerbiesi, riunite nella rete “Noi con Voi”. Dal 9 all’11 giugno 2017, lo Stadio Comunale è stato animato da bar, cucina, bancarelle, sport e musica: dalla Rinascita Manerbiese, insomma. Sottofondo e commenti sono stati a cura di Radio Vera e Radio Bruno. I bimbi erano allettati dagli abituali giochi gonfiabili. La cucina era sempre attiva dalle 19:00, col tradizionale “pa e salamìna”, polenta, casoncelli e molto altro.
            L’inizio è stato segnato dal Trofeo ABIO (Associazione per il Bambino In Ospedale): una gara di corsa per allievi della scuola primaria. I vincitori, in ordine crescente di piazzamento, sono stati: Luca Capelli, Chris Mihancea, Giorgio Boninsegna, Robert Stefanescu e Hamza Irid per la categoria maschile; Annamaria Ami, Giulia Zambotti, Sara Antonini, Annalisa Montani e Ludovica Cividati per quella femminile. 
partenza 6 miglia
La partenza delle "6 Miglia".
            In seguito, è stata la volta della “6 Miglia”: stavolta, è toccato agli adulti sfidarsi. Erano assistiti da ciclisti, dall’Associazione Nazionale Carabinieri e dalla Polizia locale. Sul podio maschile, sono saliti: Ciro Boriello (3°); Alberto Migliorati (2°); Alessandro Guana (1°). Su quello femminile: Miriam Toniolo (3^); Lara Lancini (2^); Federica Pezzali (1^). Così si sono classificati invece i gruppi: 1) AV Sporting; 2) Straleno; 3) Brescia Marathon; 4) Over Pontevico; 5) La Spiaggia; 6) Pralboino. Un premio speciale si è aggiudicata la piccola Anna, in attesa di poter gareggiare da adulta. Nel frattempo, si svolgeva anche la finale del 2° Trofeo “Minervium Cup”, torneo di calcio a 5 giocatori. Si sono tenuti gli incontri Hellas Luigini VS Selva 70 e Pezzi Sani VS Gnavi della Cumpa. Hanno vinto il Trofeo gli Hellas Luigini, arrivando ai rigori contro gli Gnavi della Cumpa. La prima serata si è conclusa a ritmo di salsa, bachata e cha-cha-cha con gli allievi della scuola di ballo “Zero in Condotta”. Si sono fatti notare una coppia di giovanissimi e un gruppo di ragazze adolescenti, le “Lady Zic”. 
scuola di ballo zero in condotta
La scuola di ballo "Zero in Condotta".
            Il 10 giugno è stato dedicato alle atmosfere degli anni ’50 e ’60. Lo stadio è stato animato da bikers in sella alle loro Harley Davidson; era presente il Vespa Club, nonché alcune auto dell’epoca suddetta. Questa serata è stata anche la più ricca di stand e bancarelle: un chiosco di birre; un tiro a segno; zucchero filato; un’officina per motociclette; un fotografo; un barbiere; una parrucchiera; un’estetista; venditori di vestiti e borse (anche fatte a mano); un ragazzo indiano che proponeva coloratissimi foulard, tessuti “double face” e broccati. Singolare era una bancarella di oggettistica rock e goth. Proprio dal rock ‘n roll è stata coronata la serata, con le note dal vivo dei Jhonny Boy e alcune coppie scatenate sulla pista da ballo.
            Il pomeriggio dell’11 giugno è cominciato con la Gimkana dei bambini: uno slalom in bicicletta. Questi i risultati: per la 1^ elementare, Jacopo Gasparotti (3°), Pietro Miglioli (2°) ed Emanuele Cominelli (1°); per la 2^, Robert Borcan (3°), Carlo Pedrioni (2°) e Luca Bonventre (1°); per la 3^, Arman Kladusak (3°), Filippo Foti (2°) e Nicola Rivetti (1°); per la 4^, Andrea Pedrioni (3°), Michela Girelli (2^) e Luca Capelli (1°); per la 5^, Sergio Ponzoni (3°), Hamza Irid (2°) e Chris Mihancea (1°). Il miglior record di velocità in assoluto è risultato quello di Rivetti.
            La conclusione della serata è stata condotta sulla cresta dell’Onda Nomade, gruppo che costituisce un omaggio ai Nomadi - e ad Augusto Daolio in particolare. Quel che si dice “finire in bellezza”. E in emozione.

Paese Mio Manerbio, N. 122 (luglio 2017), p. 7.

lunedì 10 luglio 2017

“Raccontami”: comincia il nuovo tour di Diego Baruffi

Il giornalista e cantante manerbiese Diego Baruffi è pronto per un nuovo tour. Si è infatti concluso quello dedicato alla sua raccolta poetica La via del cuore. Stavolta, il progetto letterario è di narrativa breve e s’intitola Raccontami. Esso si ispira, per l’appunto, alle storie serali narrate da Baruffi al suo bambino. Un assaggio della nuova iniziativa si era avuto il 1 aprile 2017, al Bridge Pub & Restaurant di Manerbio, con un concerto poetico-musicale. L’inizio ufficiale della tournée “Raccontami” è stato però il 27 maggio 2017, a Quinzano d’Oglio. Baruffi e la band manerbiese “Blu Angel”, recentemente ricostituitasi, hanno infatti partecipato a “Libri in concerto”: mercatino librario con tanto di musica dal vivo. Diego e gli altri ospiti dell’evento si sono dunque ritrovati in Piazza Aldo Moro. 
blu angel

            L’esordio è stato affidato a Erica Gazzoldi, che ha recitato il monologo d’apertura riferito al futuro libro Raccontami e due poesie dello stesso Baruffi. È stata poi la volta dell’intervista di quest’ultimo a Chiara Zani, autrice del romanzo autopubblicato La danza della vita (2017). La narratrice ha parlato della propria precoce passione per la scrittura e di questo suo sogno finalmente realizzatosi. Nella trama del romanzo, le vite di diversi personaggi s’intrecciano, sullo sfondo di New York. La Zani ha affermato di avervi rifuso «tutte le Chiara che non sono stata», le strade che avrebbe potuto intraprendere: quella di New York, per esempio, e quella della danza.
            La Gazzoldi è tornata in seguito sul palco, per leggere poesie sue (da La biblioteca di Belisa, 2015) e di Veronica Capsali, poi intervistata. Per propria scelta, la Capsali non ha mai pubblicato i propri scritti (che lei chiama “pensieri”). Però, ne produce moltissimi, tutti ruotanti intorno alla tematica dell’amore come motore d’ogni aspetto della vita. “Amore” declinato in più modi: per il compagno; per i figli (a loro è affidato il futuro, mentre per lei «c’è solo l’oggi»); per i genitori (che «hanno saputo creare ricchezza, in tutta la povertà che c’era»).
            Finita la parte letteraria, è cominciata la musica. I nuovi Blu Angels erano così composti: Diego Baruffi (voce e chitarra); Giovanni Primomo (pianoforte); Jimmy Primomo (chitarra solista); Ugo Mangeri (chitarra acustica). Il repertorio che hanno proposto è stato quello ben noto ai loro fan: canzoni italiane degli anni ’60 - 2000. Sono stati protagonisti i loro beneamati Nomadi, con: “Aironi neri” (1991); “Io vagabondo” (1972); “Ad est ad est” (1993); “Dio è morto” (1967); “Io voglio vivere” (2007); “Il vento del nord” (1995); “Tutto a posto” (1987). Altro protagonista morale della serata è stato Lucio Battisti: “Il tempo di morire” (1970); “Un’avventura” (1969); “Dieci ragazze” (1970). È stata citata l’iperclassica “Bandiera gialla” di Gianni Pettenati (1966), così come “Sognando la California” dei Dik Dik (1966) e “Pregherò” di Adriano Celentano (1965). Due voci femminili riecheggiate idealmente durante la serata sono state quelle di Loredana Bertè (“Dedicato”, 1979) e Caterina Caselli (“Perdono”, 1966). La conclusione è stata affidata a un brano di Gianni Morandi che si appella facilmente alle emozioni: “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” (1966). E di emozioni (si spera) il tour “Raccontami” non sarà avaro.


sabato 8 luglio 2017

Esce "L'amante del mago": un romanzo rosa con un tocco fantasy (o viceversa?)

Ah, i ritiri zen...! Sono davvero forieri di illuminazioni. Proprio durante uno di essi, ho conosciuto una signora e una ragazza con le quali ho affrontato il discorso dei romanzi rosa e della letteratura di consumo... In particolar modo, con riferimento alla mia aspra allergia per il genere sentimentale. Ne è nata una discussione (rosa sì, rosa no), che è culminata con una sfida: perché non provi a scriverne uno?
erica gazzoldi l'amante del mago
In copertina: The Valkyrie's Vigil, del preraffaellita
Edward Robert Hughes (1906).
L'ho fatto subito, non appena tornata a casa. Ma ho atteso finora per pubblicarlo, aspettando risposte da altre case editrici. Come era prevedibile, il romanzetto è ricolmo di quell'esperienza e dei libri che stavo leggendo in quei giorni. Per adattarlo alla mia sensibilità, l'ho inserito in una cornice dark fantasy. Propriamente, è un fantasy romance. Non anticipo altro e passo al dunque: s'intitola L'amante del mago

Sofia vorrebbe soltanto passare qualche giorno estivo in un monastero zen sull'Appennino parmense. Ma la sua esperienza prende un corso imprevisto ancor prima di cominciare. Sul sentiero che la porta all'eremo, si perde. Al suo fianco, compare una figura velata che "è troppo tardi per evitare". E i suoi passi terminano davanti alla villa di Endymion Leukas, un giovane ed eccentrico amante del Medioevo che vive isolato, in compagnia di due personaggi da fiaba (o da incubo?). Il soggiorno di Sofia nella villa si prolunga, facendosi sempre più surreale... Quello che le sta succedendo è reale? Qual è il confine tra realtà e illusione, a Villa Leukas? Ed Endymion... chi è veramente? Cosa vuole da lei?

Vi avviso: è per un pubblico di poche pretese. Comunque, mi sono divertita tantissimo a scriverlo.

Disponibile su Amazon in formato Kindle  e in print on demand.