lunedì 16 ottobre 2017

"Le rose della notte" esce in volume

Erica Gazzoldi, Le rose della notte
(copertina)
Avevo lasciato in sospeso la pubblicazione delle puntate de Le rose della notte, in previsione di una sua uscita in volume. Finalmente, esso è disponibile su Amazon come ebook - o in versione cartacea, per chi lo volesse. Buon proseguimento di lettura! 

Quante cose possono esserci, in una notte di Pavia? C'è la passione a fuoco lento fra la metallara Diana e la collegiale Margherita. Ci sono le faide semiserie fra ordini goliardici rivali. Ci sono i concerti allo Spaziomusica. Ci sono amore e gelosia, dietro un volto orgoglioso. Ci sono la musica discotecara e le drag queen di Arcigay, al Caffè Teatro. Ci sono sogni enigmatici e rivelatori. Tante rose lungo un solo filo d'Arianna...

Disponibile come Kindle o print on demand.


Il volantino originale de Le rose della notte.




domenica 15 ottobre 2017

70 anni di Carabinieri manerbiesi

L’Associazione Nazionale Carabinieri di Manerbio ha compiuto settant’anni. Si tratta della sezione intitolata al brigadiere Giovanni Lai, noto per la “bomba di Piazzale Arnaldo”: a Brescia, nel 1976, egli cercò di rimuovere una borsa contenente un ordigno e rimase gravemente ferito nell’esplosione. Ciò gli valse la medaglia d’oro al valor civile. 
70 anni di Associazione Nazionale Carabinieri
Manerbio (BS)
 La “festa di compleanno” si è tenuta il 24 settembre 2017 - e tutta la cittadinanza era invitata. Il punto di ritrovo, naturalmente, era la sede dell’A.N.C. locale, in via Palestro. La pioggia delle ore iniziali ha convinto i convenuti a ripararsi nella palestra delle vicine scuole elementari. Lì, il Civico Corpo Bandistico S. Cecilia di Manerbio (che ha sostituito la Fanfara del III Reggimento Carabinieri di Milano) ha suonato le prime marcette della giornata. A festeggiare con l’A.N.C. locale, c’erano numerose associazioni. Si distinguevano: l’AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi) - Gruppo Comunale di Offlaga; gli Alpini di Manerbio e Pavone del Mella; il Gruppo Genio di Pavone del Mella; l’AVIS di Pavone del Mella e di Cigole, oltre a quella del nostro paese; l’Associazione Arma Aeronautica di Manerbio; l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci; l’Associazione Mutilati e Invalidi del Lavoro; il Volontariato Unità Cinofile; le sezioni A.N.C. di paesi vicini (Quinzano, Leno, Bagnolo Mella). Uno striscione ricordava i caduti di Nassiriya, dove un attacco terroristico, nel 2003, uccise (fra le altre vittime) dodici carabinieri.
            L’evento si è svolto alla presenza del sindaco Samuele Alghisi, dell’assessore regionale alla sicurezza Simona Bordonali, dell’ispettore regionale dell’A.N.C. Generale Giovannelli e del Comandante Provinciale dell’Arma, Colonnello Luciano Magrini.
            Per fortuna, la pioggia è cessata presto ed ha potuto aver luogo il corteo previsto, dalla sede a Piazza Falcone. Qui, infatti, si trova il monumento al Carabiniere, realizzato nel 1999. Esso è stato sottoposto a ristrutturazione; così rinnovato, è stato svelato alla cittadinanza. Una targa apposta alla base ricorda, appunto, le vittime di Nassiriya. Dopo aver deposto una corona d’alloro, tenuto i debiti discorsi e celebrato un momento di preghiera, il corteo si è diretto verso piazza Cesare Battisti, per visitare il monumento ai Caduti. Infine, è stato il momento di recarsi alle celebrazioni religiose in chiesa parrocchiale: naturalmente, dedicate all’Arma. La locandina dell’anniversario precisava infatti che la Messa delle ore 11:15 sarebbe stata celebrata in suffragio dei soci defunti dell’A.N.C.


Paese Mio Manerbio, N. 125 (ottobre 2017), p. 3.

sabato 14 ottobre 2017

La stagione delle fiabe, per giocare con la paura

Marco Di Giaimo e Giuseppe Bono
con il loro Nachzehrer.
Anche nel 2017, Manerbio è arrivata all’appuntamento con la Notte delle Fiabe: una serata in cui i personaggi amati nell’infanzia prendono vita per le strade. I principali organizzatori sono il Comune e l’Associazione Amici della Biblioteca di Manerbio. Quest’anno, però, non ha visto solo una notte, ma “La stagione delle fiabe”. L’evento, infatti, è stato preceduto da tre incontri uniti da un filo inaspettato: la paura. L’orrore è infatti un ingrediente indispensabile di ogni fiaba. Specialmente nel Bresciano,  i non-più-giovani ricordano infanzie costellate da racconti spaventosi, volti a distrarre e tener quieti i bambini, oltre che a trascorrere le veglie nelle stalle. Le serate si tenevano nel giardino del palazzo municipale; per l’occasione, i sotterranei di quest’ultimo sono stati aperti al pubblico, alla luce dei lumini. 
            “La stagione delle fiabe” è perciò cominciata il 23 agosto, con Il segreto del vecchio cimitero (Arese 2016, Edizioni Della Vigna): un romanzo fantasy di Marco Di Giaimo e Giuseppe Bono, ambientato nel nostranissimo Borgo San Giacomo. Il “vecchio cimitero” è il Sagrato, l’elegante camposanto settecentesco abbandonato fin dai primi dell’Ottocento. Una leggenda vuole che, in esso, si trovi il “prete seduto”: la salma di un prelato sistemata su un trono, coi paramenti indosso. Gli autori hanno unito questa leggenda a quella del “vampiro di Venezia”: lo scheletro di una donna rinvenutosull’isola del Lazzaretto Nuovo, con un mattone in bocca (esorcismo per impedire ai presunti vampiri di nutrirsi del sudario e tornare fra i vivi).
            Il 6 settembre, è stata la volta di Madóra che póra! Storie e leggende della Valle Trompia, a cura di Giovanni Raza (2015). Si trattava di racconti popolari su spettri, streghe, esseri campestri e semiumani, vecchi delitti, miracoli e aneddoti curiosi. In essi, le credenze cristiane si mescolavano ad altre più antiche, di epoche in cui i boschi erano percorsi dagli dèi della guerra, gli animali erano sacri e le fonti d’acqua erano abitate da fate non sempre benigne.
           
Le Muse dell'Onirico ne
"La cripta del nobil cavalier"
Il 30 agosto, i piccoli sono stati invitati ne La cripta del nobil cavalier: ovvero, l’ideale discesa nelle loro paure, per toccarne con mano l’inconsistenza. La serata è stata curata dalla compagnia teatrale “Le Muse dell’Onirico”, che ha impersonato le “guide spirituali” del percorso: un frate condannato per eresia (Andrea Manera), una ragazza mutata in vampira dopo un’esperienza spaventosa (Erica Gazzoldi), una megera raccontafavole (Daniela Capra).
            In compenso, la Notte delle Fiabe vera e propria ha stemperato il terrore con la dolcezza. Il tema, infatti, era dato da un racconto di Oscar Wilde: Il gigante egoista (1888). Il protagonista è effettivamente un essere spaventoso: un gigante (appunto), che terrorizza i bambini “colpevoli” di giocare nel suo giardino. Peccato che il suo egoismo lo condanni a rimanere chiuso in un perpetuo inverno. Se vorrà rivedere la primavera, dovrà redimersi… 
Notte delle Fiabe 2017
Manerbio
"Il gigante egoista"
La Notte avrebbe dovuto tenersi il 16 settembre; è stata differita al 23, per ragioni meteorologiche. Dato il tema “gigante”, giganti erano le decorazioni: sagome in cartone di vestiti, piedi, posate, tutto “oversize”. Una sterminata fascia di carta era distesa sul suolo di piazza Cesare Battisti, perché i piccoli la riempissero di disegni, con l’aiuto di Maurizio Baselli. I figuranti indossavano alti cappelli e bottoni (ovviamente) giganteschi. Uno di loro, sul bottone, recava la scritta: “Io sto con il gigante” (dopotutto, i bambini non sono simpatici proprio a tutti…). Il Gruppo Alpini, nei portici di Palazzo Luzzago, cucinava patatine e “pà e salamìna” (il ricavato sarebbe stato devoluto ai terremotati). La comunità indiana locale faceva invece assaggiare alcuni piatti etnici; quella senegalese mostrava disegni e statuette. L’associazione Saltabanco-Arciragazzi intratteneva i piccoli con giochi in formato (ovviamente) gigante: un vasto tiro a segno disegnato a terra, “mattoncioni” colorati, trampoli… Bassa Bresciana Rugby proponeva un assaggio “soft” di questo sport. Minervium Scherma teneva una dimostrazione. Il bibliotecario Giambattista Marchioni, in via XX Settembre, aiutava i bimbi a salire su una gigantesca sedia impagliata. L’Associazione TILT - Tu, Loro, Tutti, che si occupa di offrire esperienze lavorative in campagna ai ragazzi autistici, sfidava i passanti a indovinare il peso di una zucca. Nel Piazzolo, la caffetteria Lady e la gelateria Mirtillo avevano organizzato “Just Dance”, con la “Melagodo Events and Party” di Brescia: balli da discoteca coordinati da un video. L’immancabile Tino faceva sperimentare giocattoli di legno. Il Gruppo Verolese Volontari del Soccorso si era trasformato in “Orso Soccorso”. Il MYA Tennis Club faceva provare ai piccoli l’uso delle racchette. In Piazza Italia, oltre a un Pinocchio gigante appoggiato a un albero, c’erano gli stand di “Genitori all’Opera” (l’associazione delle famiglie degli alunni della Scuola Materna e Nido “G. Ferrari”). Avevano realizzato “Il giardino d’inverno”, in riferimento alla fiaba di Wilde. Qui, si poteva giocare con ombrelli gocciolanti, cubi di ghiaccio da pescare, secchi rovesciati da percuotere, sequenze di una fiaba da riordinare. Poco più in là, la stessa associazione proponeva “Il grande pozzo”: vi si pescavano biglietti abbinati a sorprese…

            La serata si è conclusa davanti al palazzo municipale: al suono dei battimani (per “scaldare il cuore”), è stata liberata una nuvola di palloncini. Dopodiché, è stato il momento di condividere “la torta più grande del mondo”.

venerdì 13 ottobre 2017

Nomadi: la storia continua... nel Bresciano

Mezzo secolo abbondante d’età… e non sentirlo. Questo potrebbe essere il motto dello storico gruppo pop “I Nomadi”. La loro parabola cominciò nel 1963 fra Modena e Reggio Emilia, per opera di Beppe Carletti ed Augusto Daolio. Sono rimasti vivi sui palchi e nel cuore dei fan rinnovando più volte il repertorio e la formazione - ma senza perdere la caratteristica voglia di viaggiare e di tener gli occhi aperti sul mondo. I Nomadi attuali sono: Yuri Cilloni (voce); Massimo Vecchi (voce e basso); Beppe Carletti (tastiere); Sergio Reggioli (violino, percussioni, chitarra, voce); Cico Falzone (chitarre, voce); Daniele Campani (batteria). 
I Nomadi a Verolanuova
(8 settembre 2017)
            A furia di girovagare, sono giunti anche nelle sperdute lande della Bassa Bresciana. Ci ha pensato l’Associazione Amici dei Vigili del Fuoco di Verolanuova, che li ha invitati allo Stadio Bragadina l’8 settembre 2017, col benestare del Comune. Il Gruppo Sportivo Verolese ha concesso spazio e aiuto logistico. Per Beppe Carletti, è stata l’occasione d’aggiungere alla propria ricca biblioteca personale un volume con la storia dei pompieri verolesi, insieme a una targa di ringraziamento rivolta a tutto il gruppo. «Chi regala un libro, regala un tesoro» ha commentato.
            Il titolo del concerto era: “La storia continua”. Nomadi nuovi, ma senza dimenticare il passato. La serata è cominciata con un brano del 1990 e dal sapore epico: “Senza patria” (col cavaliere Ghireikhan, rimasto solo a cercare una casa che non ha). È seguito “Noi non ci saremo” (1987), in cui si prospetta per la Terra un futuro senza genere umano. “Aironi neri” (1991) è stata l’occasione per ricordare il co-fondatore Augusto Daolio, stroncato da un tumore ai polmoni nel 1992
Poi: “Tutto a posto” (1987); “Il fiore nero” (1977). Dalla carrellata di grandi classici, il programma è approdato alle canzoni contro la guerra e sul desiderio di una vita riscaldata dagli affetti: “Senza nome” (2009); “Sangue al cuore” (2002); “Dove si va” (2006); “Ti lascio una parola (Goodbye)” (1998); “Auschwitz” (1992).
            Parlando di sentimenti, non potevano mancare gli anniversari. “20 de April” (1997) reca come titolo proprio la data di una lettera a un amore passato. Ma i Nomadi hanno voluto ricordare anche gli anniversari di matrimonio degli amici - e a una coppia è stata dedicata “Se non ho te” (2000). “Il paese delle favole” (1992) rimane inquietantemente attuale, col suo quadro stralunato della contemporaneità. Un assolo di violino ha introdotto un classico che ricordava la storica collaborazione con Francesco Guccini: “Il vecchio e il bambino” (1974). “La collina” (1974) suggerisce la possibilità di una dimensione al di fuori del mondo che conosciamo. “La coerenza” (1996) è la solitudine di chi si rifiuta di mentire a se stesso.
            Poi, sono arrivati altri brani riconoscibilissimi: “La libertà di volare” (2000); “Una storia da raccontare” (1998); “Mediterraneo” (1998); “Ala bianca” (1981); “Marinaio di vent’anni” (1993);”Io voglio vivere” (2007); “Ho difeso il mio amore” (1968); “Un giorno insieme” (1992).

            “Canzone per un’amica” (1968) è stata un modo per ricordare il bassista Dante Pergreffi, deceduto in un incidente d’auto (1992), come la dedicataria del brano - e tutti i ragazzi che sono con loro. I pezzi conclusivi del concerto erano, in un certo senso, i simboli del gruppo: “Dio è morto” (1967); “Io vagabondo” (1987). Una chiusura “circolare”, per mostrare un passato vivo nel presente.

giovedì 12 ottobre 2017

Una via in rosso

I Comuni e la manutenzione delle strade… Un rapporto proverbiale e tormentato. Sarà forse per questo che il rinnovamento di via San Martino (o “Scià Bas”), a Manerbio, è stato salutato con una festa. Il 3 settembre 2017, è stata tenuta l’inaugurazione. Era cortesemente richiesto ai convenuti d’indossare qualcosa di rosso, in riferimento al colore del manto di San Martino nell’iconografia abituale
L'inaugurazione di Via San Martino, a Manerbio.
            Al taglio del nastro, era presente il sindaco Samuele Alghisi, con Nerina Carlotti, Giandomenico Preti e Paola Masini. Erano accompagnati dai Carabinieri, dalla Polizia locale e dall’Associazione Nazionale Carabinieri, nonché dal parroco don Tino Clementi. La colonna sonora, naturalmente, era affidata alla Civica Associazione Musicale Santa Cecilia.
            Il nome dialettale della strada ricorda i tempi in cui la zona era compresa nella “Scià”, il quartiere residenziale dei Galli conquistatori (arrivati nel 395 a.C.). L’aggettivo “Bas” designa quella che fu la parte periferica di tale quartiere. La vicenda è narrata in: La Bassa e la sua memoria. Nove comuni si raccontano, a cura di Gian Mario Andrico ed Eugenio Massetti, Roccafranca 2004, Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, pp. 64-65.
            Il nome “San Martino” è probabilmente dovuto all’antica devozione di cui questo santo gode in loco. Ne parla Mons. Paolo Guerrini, in: Manerbio. La pieve e il Comune, Brescia 1936, Scuola Tipografica Opera Pavoniana, pp. 110-112. La chiesa a lui dedicata fu edificata fra il Castello e il Mella, sopra il greto del fiume, bonificato dai monaci. Nel 1414, un mercante volle che i suoi eredi costruissero nella pieve di S. Lorenzo una cappella dedicata a S. Martino. Oltre a esservi sepolto, desiderò che gli eredi vi mantenessero un sacerdote, con l’obbligo di celebrarvi almeno due Messe di suffragio alla settimana - e altri oneri. Il testamento comprendeva anche terreni che aumentarono la dotazione fondiaria della chiesa di S. Martino.
            Dopo il taglio del nastro, si è svolto un piccolo corteo. Ai lati della strada, erano poste le bancarelle degli esercizi commerciali e delle associazioni. Si poteva così cenare a base di prodotti di rosticceria, “pa e salamìna”, birra, piadine, kebab. La locandina ringraziava l’oratorio “San Filippo Neri”, “La Veranda - Tigelle e Crescentine”, il Birrificio Babb, Rostipollo, La Piadineria, Turkish Istanbul Kebab. Sulla via, si affacciavano anche le ACLI, l’Associazione Amici della Biblioteca (col suo banco di libri) e l’Associazione di promozione sociale“Chorouk”, che raduna i musulmani del luogo e che offriva tè alla menta, caldo e zuccherato. I ringraziamenti in locandina riguardavano anche i commercianti della via, naturalmente.
            L’idillio non era però completo. Al numero 80, si trovava una curiosa “dogana”: un cartello che separava via San Martino da “via dell’Incompiuta”. Il riferimento era alla celebre sinfonia di Franz Schubert, ma anche e soprattutto al fatto che i lavori di rinnovo non avevano riguardato tutta la via. Si erano interrotti, sul lato destro della strada, al suddetto numero civico. La motivazione data a chi ne aveva chiesto conto era l’insufficienza di fondi e di cubetti in porfido. La protesta è stata ideata dai proprietari dello storico Bar Impero, che si trova proprio all’inizio dell’ “Incompiuta”. Sulle tapparelle del locale, chiuso per l’occasione, campeggiavano altri cartelli che spiegavano la presenza della “dogana” e riecheggiavano un noto spot (“No sanpietrini? No party!”).
            In attesa di poter sentire la replica della giunta comunale, i cittadini hanno ascoltato novità e grandi classici di Dellino Farmer, il rapper dialettale innamorato della Bassa(soprattutto di Offlaga… e di Manerbio, naturalmente). La sua verve ha riscaldato i fan fino a un orario accettabile per gli inquilini del condominio antistante; dopodiché, ha lasciato posto ai DJ set. Tra festa e polemiche, lunga vita… anzi, via alla vecchia e nuova Scià Bas.


Paese Mio Manerbio, N. 125 (ottobre 2017), p. 8.

mercoledì 11 ottobre 2017

Piano in casa, ovvero Le più belle di Manerbio

Conoscere le più belle (ville) della città: questa era l’idea alla base di “Piano in casa. Musica e parole per ville e giardini”. L’iniziativa era curata dal Comune e dall’Associazione Amici della Biblioteca di Manerbio. Era anche un modo per far conoscere il progetto “Magazzino Merci Manerbio”: ovvero, il recupero architettonico del magazzino ferroviario, che potrebbe avere un impiego multifunzionale. Per cinque sere, i cittadini sono stati invitati a visitare alcune abitazioni storiche, con accompagnamento musicale dal vivo. 
Il Trio per Caso a Villa Ziletti di via Diaz (Manerbio).
Foto: Carlo Monterenzi
            “Piano in casa” ha avuto inizio il 29 luglio 2017, con Villa Pancera di Via Stazione. Databile alla fine del XVII sec., già di proprietà di famiglie illustri come i Luzzago e i Gorno, appartiene ai Pancera dal 1983. Lo stemma con unicorno che fregia ancora alcune porte ricorda appunto i Gorno. La “colonna sonora” è stata affidata al Quintetto Effimero, che unisce la musica classica alla ritmica. Il repertorio spaziava, appunto, da Mozart al ragtime e al cake-walk di inizio Novecento.
            Del primo Novecento si è trattato anche il 2 agosto, a Villa Panzera di Via Dante. Stavolta, il ruolo di guida è spettato all’arch. Graziella Freddi. La famiglia che ha dato il nome all’edificio ha acquistato la proprietà nel 1931. La villa fu costruita coi principi dell’epoca: design innovativo, materiali solidi ma non aulici (cemento, cemento armato, graniglia); decoro finalizzato alla funzione (si pensi alla torretta cilindrica che include le scale). L’opera risente quindi del movimento razionalista, così come dell’Art Déco per gli interni. A questa corrente, durante la serata, è stato accostata la musica jazz: alle linee ripetitive dell’Art Déco, corrisponderebbe infatti la ripetizione delle melodie. Perciò, l’accompagnamento della serata è stato affidato al Trio per Caso (occasionalmente, con un quarto membro).
            Il 1 settembre, è stata la volta di Villa Maifredi in Via Magenta: altro esempio di razionalismo italiano, legata a doppio filo alla “città sociale” che affiancava il Lanificio Marzotto. La dott.ssa Sara Guerini ha illustrato come le abitazioni e i servizi creati per operai e dirigenti servissero a migliorare la resa lavorativa, eliminando (ad esempio) lo stress del pendolarismo. In Villa Maifredi, al marmo si sposò il linoleum, un materiale innovativo per l’epoca e destinato alla zona notte. L’impianto di riscaldamento centralizzato a caloriferi era all’avanguardia ed integrato da camini, al pianterreno. Ai domestici, erano riservate scale separate. L’attenzione dell’epoca agli effetti salutari del sole è sottolineata dalla presenza di un solarium.
            La visita è stata accompagnata dalla presentazione del romanzo autopubblicato di Chiara Zani: La danza della vita. Anche le musiche, eseguite da un quartetto e attribuite dalla locandina ad Alice Annoni, erano arrangiamenti di brani tratti da famosi balletti.
            Il 7 settembre, i manerbiesi sono stati invitati a Villa Ziletti di Via Diaz. Di nuovo, sono stati accolti dall’arch. Freddi e dal Trio per Caso. Quando l’attuale proprietario acquistò il complesso, esso aveva bisogno di una radicale ristrutturazione. Furono così scoperti gli affreschi cinquecenteschi. La cantina, invece, è stata ricavata nell’alveo di un fossato, che ricorda il passato di fortezza dell’edificio.
            Originariamente parte dello stesso complesso era l’attuale casa canonica, in piazza Boninsegna. A essa è stata dedicata l’ultima serata, quella del 10 settembre. Il coro “Sotto la torre” ha intrattenuto i convenuti.
La destinazione ad abitazione dei sacerdoti risale al 1958, in seguito al lascito del dott. Carlino Sartori. L’edificio si trova all’interno della prima cinta muraria di Manerbio; l’attuale archivio parrocchiale risiede nell’ex- “torrazza” dei Luzzago. Proprio all’archivio è stata riservata la visita finale: qui sono registrate pagine di vite, nascite, matrimoni e morti dei manerbiesi, nei secoli.


Paese Mio Manerbio, N. 125 (ottobre 2017), p. 4.

venerdì 15 settembre 2017

Rumori molesti, delfini rossi... e altri suoni



Il cantante dei Red Dolphins.
Sul finire dell’estate, puntualissima, è arrivata la Festa della Musica: l’occasione in cui la Civica Associazione Musicale Santa Cecilia di Manerbio raccoglie fondi allietando la cittadinanza. Dal 24 al 27 agosto 2017, l’Area feste di via Duca d’Aosta si è riempita di suoni e profumi (di cibarie, ovviamente). Lo stand gastronomico e il bar aprivano all’ora di cena, per sfornare piatti classici: polenta, gorgonzola, “pa e salamìna”, casoncelli, tagliata, polletto, patatine, affettati, anguria. Naturalmente, un chiosco preparava zucchero filato e crêpes dolci per i più piccoli, ai quali erano proposti anche giochi gonfiabili e tavolini da disegno. I membri più giovani della “Santa Cecilia” (sul cui coinvolgimento l’organizzazione ha contato molto) servivano ai tavoli, mentre i “senior” cucinavano e curavano i retroscena.
            Per non smentire il nome della festa, però, il piatto forte era la musica. Le serate sono cominciate con l’ironico nome dei Rumori Molesti. Il 25 agosto, sul palco, sono invece saliti i Red Dolphins (“Delfini Rossi”): anche questo un nome singolare, costruito sulla consonanza col cognome di Fabiano Redolfi, il fondatore. I loro pezzi hanno catapultato il pubblico nella società afroamericana degli anni ’40-’50: stigmatizzata dal razzismo, ma anche vivaio di un’arte accesa e disinibita. I Red Dolphins, per l’appunto, coltivano il jazz e lo swing. La parte orchestrale della band si compone unicamente di strumenti acustici, per riprodurre i suoni dell’epoca. 
I Batmen
            La sera successiva ha puntato invece su un “effetto nostalgia” tipicamente locale: quello che coglie i manerbiesi ogni volta che suonano i Batmen. È inconfondibile il loro repertorio, misto di rock e musica leggera. Hanno proposto, fra gli altri, i Pooh di “Uomini soli” (1990) e di “Pierre” (1976), il Charles Aznavour di “Lei” (1974) e i Nomadi di “Mille e una sera” (1971). Parlando di “effetto nostalgia”, non sarebbe certo potuta mancare “Dite a Laura che l’amo” (1967) di Michele. Così pure “Apache” di The Shadows  (1960). Di sicuro effetto era la cover di “My Way” (1968) di Frank Sinatra.
            La domenica conclusiva, come sempre, ha fatto precedere la serata finale da un ricco aperitivo musicale. Ad allietare i presenti erano The Sunrises, accompagnati sul palco (per l’occasione) da numerosi amici. Il repertorio si è così fatto decisamente anglofono, con pezzi come “I’d Rather Go Blind” (1968) di Etta James e “The Neighbor’s Song” (2010) dei Lake Street Dive. Ma c’era posto anche per Mina, con “Oggi sono io” (2006). “Sunrise” (2004) di Norah Jones suonava alquanto emblematico, nel contesto.
           
I Whole Lotta Shakers
Quando è calato il buio, il palco è passato ai Whole Lotta Shakers, gruppo rockabilly che, in quell’occasione, ha salutato il sassofonista Antonio, prossimamente allievo del Conservatorio di Losanna. Il nome della band deriva dalla canzone “Whole Lotta Shakin' Goin' On” (1964) di Jerry Lee Lewis: come hanno spiegato i ragazzi, si trattava di un brano originariamente country e malinconico, rivoluzionato per diventare rock e inno giovanile. E un po’ di sano “scuotimento” (visto che “Shakers” significa “scuotitori”) è stato portato dalla loro musica, con pezzi come “Route 66” (1946) di Nat King Cole o “C’mon Everybody” (1958) di Eddie Cochran. Li hanno accompagnati anche le voci femminili di Valentina e Martina - per quanto abbiano temuto, a un certo punto, di essere stati abbandonati dalle “loro” donne. Così, con una scossa, se ne va anche l’estate.



Paese Mio Manerbio,  N. 124 (settembre 2017), p. 10.

mercoledì 13 settembre 2017

Passaggi musicali

Passaggi musicali sotto i portici
della Biblioteca Civica di Manerbio
L’estate sta finendo… e sembrerebbe proprio un luogo comune da musica leggera. Di musica, comunque, stiamo parlando. Perché il Comune di Manerbio ha pensato bene di trasformare il passaggio di stagione in “Passaggi musicali”. Questo è il nome dell’iniziativa curata insieme all’associazione Periscope for Arts. Due sabati, il 26 agosto e il 2 settembre 2017, si sono trasformati in occasioni di aggregazione per i manerbiesi: sotto i portici che precedono l’ingresso della Biblioteca Civica, era possibile ascoltare le esibizioni di violinisti in erba, provenienti da Manerbio e dai dintorni. L’inizio assoluto è stato affidato proprio a una bambina, che ha eseguito brani semplici come “Fra’ Martino campanaro”. Fra le incertezze da principiante e il coraggio di esporsi in pubblico, l’età dei suonatori e la complessità delle melodie è cresciuta, fino ad affrontare pezzi come il celebre “Inno alla gioia”, che è stato suonato da un sestetto. In locandina, comparivano i nomi di Sergio Appiani, Caterina Grandi, Enrica Monfredini, Erik Kocilja, Arianna Zorza. Davanti ai convenuti, durante la prima delle due mattinate, ha preso la parola anche Roberto Cavagnoli: originario di Manerbio, ha conseguito il diploma presso la Scuola Internazionale di Liuteria a Cremona; in questa stessa città, ha il proprio laboratorio di liutaio. Ha illustrato i legni più adeguati per costruire violini: l’acero dei Balcani per la cassa armonica; l’abete della Val di Fiemme per la parte frontale (è più tenero e trasmette le vibrazioni delle corde); l’ebano (duro e poco consumabile) per tastiera, piroli e cordiera. Il legno d’acero è anche abbellito dalla marezzatura, un effetto di chiaroscuro creato dalle sue sinuose venature. 
            Oltre al violino, anche il mandolino ha fatto la propria comparsa (giusto per non perdersi niente dell’italianità musicale). Su di esso, il 26 agosto, Mattia Brusinelli ha eseguito una delle fantasie di G. Ph. Telemann (Magdeburgo, 1681 – Amburgo, 1767)  per violino solo e senza basso. Le corde (del cuore) si suonano in molti modi.


Paese Mio Manerbio,  N. 124 (settembre 2017), p. 6.

Sui piedi della memoria

“I morti corrono veloci”, cantava Gottfried August Bürger (1747-1794) nella sua “Lenore”. All’inizio di agosto, lungo il percorso Milano-Brescia-Bologna, corrono invece i vivi, ma col pensiero dei morti: quelli periti nelle stragi degli “anni di piombo”. Il riferimento è alla staffetta organizzata annualmente dall’AGAP, la milanese Associazione dei Gruppi Amatori Podistici. La preparazione e lo studio dell’itinerario durano circa sei mesi. I giorni sono scelti in modo da terminare la corsa a Bologna il 2 agosto, nell’anniversario dell’attentato alla stazione (1980). 
L'arrivo della Staffetta della Memoria
Milano-Brescia-Bologna
a Manerbio (1 agosto 2017)
            Gli episodi ricordati, naturalmente, sono: quello di Piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969), quando una bomba esplose nella Banca nazionale dell’agricoltura; quello di Piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974), quando un ordigno uccise e ferì numerosi partecipanti proprio a una manifestazione antiterrorismo; quello alla stazione di Bologna, che abbiamo già menzionato. Le tre stragi rientrano nell’ambito di quello che è stato chiamato “terrorismo nero”: ovvero, promosso da gruppi di estrema destra, per sfogare la rabbia dei giovani emarginati o spingere le istituzioni a una svolta autoritaria motivata dal panico diffuso. La novità del 2017 è stata la conclusione del processo per l’esplosione di Piazza della Loggia. La Cassazione ha confermato l’ergastolo per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte; il primo era un membro di Ordine Nuovo, il secondo un informatore del SID (Servizio Informazioni Difesa, i servizi segreti italiani dal 1966 al 1977) col nome di “fonte Tritone”.
            La staffetta di cui stiamo parlando comprende una tappa manerbiese, il 1 agosto. Come sempre, in Piazza Italia, si è radunato un comitato di benvenuto. Nel 2017, erano presenti il sindaco Samuele Alghisi, la vicesindaca Nerina Carlotti, la consigliera comunale Annamaria Bissolotti e l’assessore Fabrizio Bosio. Non potevano mancare le associazioni: la SPI (Sindacato Pensionati Italiani) - CGIL, i cui membri sono noti anche per il volontariato e la collaborazione familiare; la FIOM; l’Arma dei Carabinieri.

           
Foto di gruppo degli atleti con il sindaco di Manerbio,
Samuele Alghisi
(1 agosto 2017, Staffetta della Memoria)
Insieme, hanno accolto il gruppo podistico Running Prealpino ASD, unito alle Tigri di Mompracem delle 5:45: una compagnia di amici di Mompiano (quartiere di Brescia), che si allena all’ora suddetta. A loro, hanno dato il cambio i membri dell’Atletica Rebo Gussago. Per il riposo dei corridori, un locale di Piazza Italia offriva una colazione. I gruppi, naturalmente, erano accompagnati dalla Polizia Stradale e Municipale. I membri dell’AGAP erano condotti dal furgone della Cooperativa Sociale Santa Rita - onlus. Un mezzo di trasporto simile veniva invece dal Comune di Bologna. Nessuno voleva mancare, sulle orme del ricordo.

sabato 2 settembre 2017

La terza corrente

“L’esoterismo occidentale è divenuto, all’interno della storia delle religioni, un campo di ricerca a sé stante, ed una delle aree di studio più rilevanti a livello internazionale. I campi di ricerca dell’esoterismo occidentale comprendono la cabala, l’alchimia, la magia rituale, i movimenti rosacrociani, la massoneria, l’occultismo del sec. XVII e fenomeni contemporanei come la Wicca e la New Age. L’esoterismo è stato a lungo guardato con scetticismo dagli ambienti accademici, mentre i teologi hanno definito gli insegnamenti esoterici come eretici e gli studiosi delle scienze naturali li hanno considerati reazionari e superstiziosi.
            La studiosa Frances Yates (1899-1981) sostenne, in opposizione alle posizioni dominanti, che l’esoterismo - da lei denominato “la tradizione ermetica” - fu all’origine della nascita delle scienze moderne. 
ermete trismegisto
Ermete Trismegisto nella pavimentazione
del Duomo di Siena.
            Il concetto di esoterismo occidentale è una costruzione metodologica che i ricercatori hanno creato per raggruppare diversi movimenti, pensatori e tradizioni che, nonostante i tratti diversi, hanno dei denominatori comuni. L’esoterismo occidentale può essere visto come una terza corrente di pensiero principale, insieme al pensiero razionale greco e alla fede giudaico-cristiana, le due grandi tradizioni intellettuali su cui si basa la cultura occidentale. All’interno dell’esoterismo occidentale vi è una forte resistenza verso il pensiero razionale e verso la fede dogmatica. L’umanità e l’universo sono visti in maniera olistica, l’uno riflesso dell’altro: questo implica che l’uomo può ottenere la conoscenza di Dio e della natura studiando i propri mondi interiori e, da un altro punto di vista, le indagini sulla natura e gli studi teologici aiutano l’uomo a scoprire le verità riguardanti questi mondi. L’esoterismo, inoltre, è caratterizzato da un’epistemologia graduale, un processo che attraversa diversi stadi di iniziazione. I tratti base dell’occultismo occidentale si possono ritrovare nello gnosticismo e nell’ermetismo, anche se il concetto di esoterismo occidentale indica principalmente la corrente di pensiero che si sviluppò nel corso del Rinascimento, quando cabala, neoplatonismo, magia medievale ed ermetismo furono fusi.”


Da: Thomas Karlsson, Le rune e la kabbala, Roma 2011, Atanòr, pp. 17-18. [Tr. it. di: Adulruna och den goetiska kabbalan, Stockholm 2005, Ouroboros Produktion. Traduzione dallo svedese di Alberto Brandi].

giovedì 17 agosto 2017

Pausa zen - Torneremo fra qualche giorno

Buongiorno a tutti! Scrivo per avvisare che, dal 18 al 21 agosto, sarò inattiva e non rispondero' a eventuali commenti, perché parteciperò a un ritiro zen. Ci risentiremo prossimamente... Mille gassho!

lunedì 14 agosto 2017

Carla Strippoli - #SoloperteGA (Nulla die Ed.)


"Un misto di generi d’intrattenimento comporta la lettura di una storia qualunque, per infondere delle confessioni riprese con la videocamera.

La diretta virtuale si frantuma in venti capitoli, con una sincerità di base su cui l’immaginario fa la propria parte in maniera alquanto spassosa e trasgredendo certi dettami morali. 

Effettivamente ci si pone dinanzi alla narrazione di un’invenzione; con l’autrice che c’ha messo del suo fino a piangere, gettando parole sui fogli spesso e volentieri quando fuori era buio pesto, domandandosi quale errore c’era da scontare oltre all’infinito sentimento che nutriva per un individuo che pensava ad altro illudendola sul fatto che persistesse un’attrazione reciproca.

La scrittrice in fase di sperimentazione non fa altro che rischiare una vita, un racconto da inoltrare, che ritiene che sia paurosamente retorico senza se né ma, per non dire ridicolo; riflettendosi nella figura di un’ammiratrice incallita, alle dipendenze del proprio mito vivente, contattabile sul web.

In questo diario dai minimi particolari e dalle massime origini il tema non si diversifica affatto, i concetti sull’amore vengono ribaditi attivamente per smussare l’esclusiva sulla coscienza in seno a una donna che si getta nello specchio col pericolo di rimbalzarci e mandarsi affanculo; in dotazione di una presenza fisica che si lascia sfaldare dall’inarrivabile.

Trattasi forse di quell’impeccabile invito alla pazzia, da leggere e rileggere all’infinito, a tal punto da sentirsi nella comunicazione consacrati alla faciloneria e stracciarlo, per ricomporlo come se non l’avessi già a portata di mano come di pensiero, o magari confinarlo in un contenitore di brutte copie, lungi dall’intimarle, anche se conviene sempre agevolare l’ascolto di un simile se non di un estraneo senza ruggire virtualmente, con l’immaginario; bensì realmente, per schiarire quantomeno le buone maniere e pretendere saggiamente dell’affetto.

L’incomprensione latita, è la verità che attanaglia completamente il lettore che vuol sentire di sapere se l’amore per una persona aderisce a un reimpostabile senso di quiete invece di generare angoscia e per giunta a sproposito, cioè a scapito del valore dell’uguaglianza già di per sé utopico…!
 
carla strippoli #soloperteGA
#SoloperteGA di Carla Strippoli
(Nulla die Ed.)
In questa storia, di una persona qualunque, il lettore ha libera facoltà d’inquadrare un procedimento esistenziale irrefrenabile e di certo eccessivo dacché riconducibile alla cattiva stella che una persona da sogno fa brillare fatalmente.

La protagonista deve comprendere quale limite ha varcato, che può riguardare l’intelletto (ma in malafede) o l’ingenuità (fagocitando comunque il buonsenso); allo strenuo in ambedue i casi del timore di non essere accettata, pari a quello di venire a capo di qualsiasi emozione… e dunque di una sensibilità che si rivela inopportuna, a differenza dei temerari per l’appunto, di coloro che sembrano polverizzare tutti gli ostacoli.

L’immaginario in questo libro può spalancarsi fino a essere soggetti alla censura; tale raccomandazione però precipita nella concezione del sentimento profondamente unilaterale che attende il suo sviluppo assistendo all’esposizione universale dell’assenza di un uomo, della presenza di un personaggio che si libera in un sogno rosato e più forte di qualsiasi marasma virtuale."


domenica 13 agosto 2017

Con lo stomaco e il cuore: Vincenzo Kira

Vincenzo Kira è un rapper emergente e tutto pepe… anzi, tutto peperoncino salentino. Per l’uscita del suo singolo Brazzers, abbiamo voluto scambiare quattro chiacchiere con lui. 
Vincenzo Kira rapper
Vincenzo Kira

1)      Brazzers non è sicuramente il tuo primo brano. Hai già alle spalle diversi pezzi, tutti incentrati su forme di follia quotidiana e male di vivere. Possiamo definire il tuo "un rap nichilista"?

Il mio rap trae ispirazione da svariati fattori: le mie esperienze di vita, ciò che ho intorno e percepisco, la stessa musica (non solo hip hop), diverse forme d'arte e di lettura come film, cartoni, fumetti, libri... Di conseguenza, ai libri si aggiungono le varie correnti filosofiche e letterarie, tra le quali il nichilismo. Ma posso assicurarti che quest'ultimo è solo uno dei tasselli che compongono il puzzle, un puzzle (appunto) fatto di follia.

2)      Il rap nasce negli Stati Uniti come "musica di strada": voce degli emarginati, degli arrabbiati, dei poveri e dei vogliosi di riscatto. Cosa significa fare rap in Italia, oggi? Che tipo di rabbia si urla?

Sicuramente, io ho iniziato a fare rap per quel motivo; ma, oggi come oggi, noto che chi sta iniziando ad approcciarsi al genere,più che per rabbia, lo fa per moda, ignorando che il rap è solo una componente di una vera e propria cultura chiamata hip hop. Chi si approccia oggi, mi dà l'impressione del bambino che vuole fare il calciatore o della bambina che vuole fare la modella. Nell'immaginario collettivo, è cambiata l'immagine del rapper: non viene più collegata al personaggio scomodo e politicamente scorretto, bensì ad uno "strafigo" pieno di soldi e di capi firmati.
 
Stomako Vincenzo Kira
La copertina dell'album Stomako,
di Vincenzo Kira.
3)      Nei tuoi brani, è evidente il disgusto per la corruzione politica, che riconosci come frutto della mentalità diffusa nella cittadinanza intera. Fuoco al Belpaese è emblematico, in questo senso. Eppure, sia questo pezzo che il più salentino Welcome sottolineano un senso di attaccamento ai luoghi in cui sei cresciuto e a tutto ciò che consideri "tuo". Rabbia e amore: come possono convivere?

Oddio… Fuoco al Belpaese è il mio primo videoclip! Se mi riguardo e mi riascolto. mi sto sul c***o da solo [risata imbarazzata]. Mi pare un' accozzaglia di luoghi comuni, ma… diciamo che l'intenzione c'era. In Welcome, mi sto già più simpatico; comunque sia, rabbia e amore convivono quando ti senti appartenere al luogo in cui sei nato e cresciuto, ma la maggior parte delle persone che vive insieme a te comincia a fartelo odiare, compreso chi ti è più vicino. È sempre l'essere umano a rovinare tutto, ed io non sono certamente escluso.

4)      Ti è caro Shinigami, figura della mitologia giapponese che è una sorta di "dio della morte". Inneggiare alla distruzione e ai giustizieri può essere deleterio, ma... non c'è una voglia di vita nuova, dietro questo tipo di sentimento?

Sinceramente, non ci ho mai fatto caso, ma può essere molto probabile… Magari, il mio Shinigami si è accorto da tempo di questa voglia di vita nuova, molto prima di me...

5)      Brazzers è tratto dall'album Stomako, recante il nome dell'organo che più d'altri registra le nostre emozioni. Potresti dire che è lo stomaco la tua musa ispiratrice?

Sicuramente, è tramite esso che cerco di riportare in rima i miei sentimenti più crudi, più schietti, quelli più inconfessabili, dicendo ciò che magari, nella vita quotidiana, forse per via di quelle regole non scritte imposte dalla società, non direi mai, mettendo così in risalto il mio lato più grottesco. 
Brazzers Vincenzo Kira
La copertina di Brazzers,
il nuovo singolo di Vincenzo Kira.

6)      Brazzers tratta della pornografia sul web. Il testo recita: "fobia di altri esseri umani". L'autoerotismo digitale, dunque, è uno dei modi in cui si manifesta la generale difficoltà a relazionarsi?

Certo! Tutto ciò che è "social , chat erotiche comprese, ci sta "asocializzando". Per esempio: tempo fa, riuscire a guardare un porno era molto più difficile; quindi, quando lo si guardava, era tutto molto più enfatizzato. Oggi, invece, basta estrarre lo smartphone dalla tasca che la pornografia t'invade. Ti svelo un piccolo segreto che riguarda un po' tutti i maschietti e che forse nessuno ti dirà mai: anni fa, quando praticavo auto-erotismo, usavo molto di più l'immaginazione. 


sabato 12 agosto 2017

"Essere o apparire..." Il ritorno del dilemma

Le Muse dell’Onirico, compagnia teatrale manerbiese, sta portando sulle scene della Bassa bresciana e cremonese la sua recente commedia: “Essere o apparire: questo è il dilemma”. Essa è stata tratta da “Fumo negli occhi”, di Faele e Romano (2002); l’adattamento del testo si deve al regista Davide Pini Carenzi e alla direttrice artistica, Daniela Capra. Quest’ultima, in particolare, si è occupata di inserire brani dialettali, per riprodurre il “bilinguismo” delle baruffe domestiche. Pini Carenzi si era anche occupato dell’allenamento degli attori; luci e suoni erano a cura di Augusta Capra (meglio conosciuta come “Janita”, per via della sua orchestrina di musica da ballo).
           
essere o apparire le muse dell'onirico
Carlo Brandolini (Ennio Donini)
con la signora De Marchi (Valeria Tirelli).
Le Muse dell’Onirico si erano presentate ai manerbiesi durante la Shopping Night del dicembre 2016, interpretando personaggi ottocenteschi in stile Charles Dickens, per le vie della città; in occasione del Carnevale 2017, si sono trasformati nei conti Luzzago, danzando anche un minuetto nel Palazzo Comunale. “Essere o apparire: questo è il dilemma” era già andata in scena al Teatro Sociale di Quinzano d’Oglio e al Teatro Gonzaga di Ostiano. Il 14 luglio 2017, è stata la volta di Bordolano, all’agriturismo “La Corte dei Semplici”. L’evento prevedeva anche un buffet.
            Questa è la trama della commedia: Carlo Brandolini (Ennio Donini) è direttore di banca. A suo carico, c’è la moglie Teresa (Daniela Capra), coi figli Lello (Giancarlo Maggini) e Patrizia (Erica Gazzoldi). Potrebbero vivere con un certo agio, grazie allo stipendio di Carlo. Peccato che le manie di grandezza della moglie e le pretese dei figli abbiano portato la famiglia sull’orlo della rovina finanziaria. Ma Teresa non demorde. Vuole la domotica (robotica da casa), un’antenna parabolica inservibile, il ritratto di un (finto) antenato e (dulcis in fundo) una domestica: Marietta (Sara Tomasoni), novella Colombina. Troppi cambiamenti e troppo in fretta, come ripete ossessivamente la lunatica zia di Carlo (Elisabetta Provezza). Ma perché tutto questo? Per gettare fumo negli occhi della dirimpettaia, la signora De Marchi (Valeria Tirelli). Costei è la moglie di un subordinato di Carlo, nell’organizzazione bancaria; eppure, il suo stile di vita è molto più splendente di quello che i Brandolini possono permettersi. Teresa si macera nell’invidia, non sapendo come dimostrare ai De Marchi la superiorità sociale sua e del marito. La sua follia si spinge fino a chiudere in casa la famiglia per tre giorni, per far credere ai vicini di essersi concessi un weekend a Capri. Proprio quando lo stratagemma sembra essere riuscito, avviene una successione di imprevisti, compreso l’arrivo di un ladro gentiluomo (Franco Bressanin).
            Insomma, una storia che fa ridere sulla scena e farebbe piangere nella vita di tutti i giorni. Concetti come “onore” e “decoro della famiglia” (perennemente sulla bocca della signora Teresa) sembrerebbero vetusti; ricordano quell’Ottocento in cui un ufficiale non poteva sposarsi, se le sue rendite non erano sufficienti a mantenere uno stile di vita adeguato al grado. Invece, “Fumo negli occhi” era ambientato alla fine degli anni Sessanta. E trasferirlo ai giorni nostri è stato inquietantemente facile. Le complici risate del pubblico a ogni replica dimostrano la pertinenza del testo con la sensibilità degli odierni. Ma, almeno sul palcoscenico, c’è un lieto fine.

Paese Mio Manerbio, N. 123 (agosto 2017), p. 14.

venerdì 11 agosto 2017

Kung Fu nel parco

Accompagnare i bambini al parco giochi, d’estate, è un classico. Decisamente meno consueto è vederli praticare mosse di Kung Fu. Questa è l’idea (e la pratica) di William Vitti, maestro della scuola d’arti marziali “Lushaolong”
kung fu bambini
Bambini e bambine
alle prese con il Kung Fu.
            Nei mesi più caldi, chiudono le palestre che ospitano abitualmente i suoi corsi. Ma questa non è una buona ragione per metter da parte l’arte imparata. Perciò, dal 12 giugno al 28 luglio 2017, William si è reso disponibile al Parco Paolo VI di Manerbio, per passare qualche ora mattutina (al lunedì, al mercoledì e al venerdì) coi bambini affidatigli dai loro genitori.
            Là, ai piccoli sono state proposte attività motorie sotto forma di gioco: percorsi misti con coni, cerchi e ostacoli; mini-prove di canestro nei coni. I suddetti percorsi prevedevano anche “tappe” in cui i bambini dovevano eseguire alcuni fondamentali di Kung Fu: calci, pugni, parate, colpi di mano.
            Questo, naturalmente, era solo l’inizio. Le mattinate con William comprendevano anche “assaggi” di Kung Fu vero e proprio. Una volta assimilate le basi, i piccoli (forse) futuri allievi erano invitati anche a inventare “forme”: successioni di mosse senza soluzione di continuità. Superfluo dire che gli esercizi non comprendevano né contatto fisico, né pericoli.
            Non si trattava, ovviamente, di trasformarli in piccoli Bruce Lee. L’intento di William, oltre a quello di farli divertire, era stimolare le loro capacità psico-motorie e l’aggregazione fra coetanei. Può darsi che, fra i partecipanti al Camp, ci siano davvero futuri maestri e future maestre di arti marziali. Ma questo potrà essere chiarito solo dal tempo.

Paese Mio Manerbio, N. 123 (agosto 2017), p. 11.