lunedì 30 giugno 2014

In-esistenza





Lei entra dalla porta a vetri e si avvia verso il bancone di legno scuro. È una presenza familiare qui: non ostessa, non cameriera, piuttosto una creatura di questo acquario caleidoscopico. Non è detto che ci sia, ma la sua apparizione è naturale in ogni momento. La osservo da dietro i miei libri, mentre i fondi del mio caffè s’impigriscono nella tazzina abbandonata. Gli occhi grandi di lei seminano bagliori d’acquamarina, resi tanto più ipnotici dalla cornice di pelle olivastra in cui s’incastonano. Lei –dal viso alle labbra ai fianchi- è morbida e generosa come un frutto tropicale. Sul capo, ha una selva di trecce rastafariane lunghe fin quasi alle sue caviglie e crespe come radici. Lei è una creatura di nessun mondo –impossibile domandarsi da dove venga. L’estate l’ha vestita d’un abito a fiori, lungo e leggero, che culla i suoi seni colmi. Arrossisco e mi rituffo negli esametri greci.

            Lei è una delle tante forme in cui la femminilità si declina per blandirmi, con una punta di spillo segreta e inseparabile da ogni turbamento. Avrei potuto parlare di molte altre: dell’amica d’infanzia delicata e venerata come un gelsomino, della compagna d’università misteriosa e intensamente adorata, della confidente che mi faceva arrossire con la sua fiducia. Nessuno di questi fu un amore; ognuno era vero.

Domani, ripenserò al mio fidanzato e ai nostri cinque anni finiti con pacato e inevitabile dolore. Anche questo era vero.

            “I bisessuali non esistono”.

A pensarci bene, io sono una marea di cose che “non esistono” (donna goliarda, catto-agnostica e ignorante in pornografia, per fare solo tre esempi). Sono in-esistente. Esisto-in quella cosa che chiamano “realtà”. E scusate se non chiedo il permesso per questo.

giovedì 26 giugno 2014

Lo strano caso del replicante epistolografo





Oggi, in data 26 giugno 2014, ho avuto la ventura di accedere a Facebook, come mio solito, e di trovare una notizia sensazionale: “Grazie a Il Giornale scopro di essere stato a Donetsk, a mia insaputa.” L’autore dell’affermazione è Andrea Virga (costui, per intenderci). In effetti, questo articolo, pubblicato in data odierna, recita: “Nel calderone della guerra civile in Ucraina c'è di tutto. Come scrive Panorama, dall' «Italia arrivano anche i filo russi». E sventolano un tricolore con la stella rossa in mezzo, come la bandiera della brigata partigiana Garibaldi durante la seconda guerra mondiale. «A inizio giugno sono sbarcati a Donetsk sei giovani italiani, fra cui Orazio Maria Gnerre, Luca Pintaudi e Andrea Virga di Millennium - scrive il settimanale - Il «partito comunitarista», come si legge sul suo sito, farebbe parte del filone fascio-comunista in contatto con l'ideologo della Grande Russia euro asiatica, Aleksandr Dugin».” (Grassetto mio).

Peccato che Andrea Virga di Millennium, nel periodo della missione, mi abbia inviato una lettera da Lucca.

Devo dunque salutarvi e intraprendere un’indagine mozzafiato circa il replicante che ha preso il posto del mio corrispondente all’IMT Alti Studi lucchese. Nel frattempo, spero che Panorama e Il Giornale realizzino altre utopie della fantascienza… magari, il teletrasporto, per restare in tema. Buona fortuna, mondo!




Avvertimento supplementare ai cortesi lettori: Prego di astenersi da commenti sublimemente inutili circa l’ “inattualità” della posta cartacea o i miei rapporti col replicante/Andrea Virga. Vogliate tanto bene a voi stessi da risparmiarvi le mie risposte a simili amenità.



P.S. Oggi, in data 27 giugno 2014, è comparsa la rettifica dell'articolo linkato. Allora, l'Andrea di Lucca non è un replicante... e io posso tirare un sospiro di sollievo. Il caso è risolto.

mercoledì 18 giugno 2014

Cavoli riscaldati




Quando ho richiesto la valorizzazione della famiglia e il rispetto della vita umana, i laicisti mi hanno accusato di: irrazionalità, strumentalizzazioni, lobbysmo. Quando ho sostenuto il riconoscimento civile delle coppie gay e ho messo in guardia contro i pregiudizi, gli ipercattolici mi hanno accusato di: irrazionalità, strumentalizzazioni, lobbysmo.

I cavoli riscaldati sono buoni per tutti.


giovedì 12 giugno 2014

Il tuffo

Ho passato i miei giorni a racimolare
lancette spaghi cabale deliziose
                        ninnoli paurosi
per annoverarli nel mio Grande Cassetto Sidereo
la chiave, come sempre, è sotto lo zerbino.
Poi, in uno scatto
                        saggio
li ho gettati tutti
tranne
                        un paio d’occhi
                        verde cangiante
che ho sempre amato
indossare
per qualche tuffo
nell’abisso



Compresa in: AA. VV., Homo eligens, Gaeta 2014, deComporre Edizioni.

Il mio cuor è un Medioevo


Il mio cuor è un Medioevo,
un empire alla fine di chissà quale décadence
–o forse troppo perpetuo
per dirsi vissuto.
È un manto di selve
piene di mostri
                        familiari
È un mosaico di città
sedute a consiglio,
dove la Concordia dipinge affreschi,
mentre sangue sotterraneo
annega l’ignavia

Qualcuno trascrive
esausto
gli esemplari di una me
tanto obliata
da essere presente

e il Tempo non ha senso.

Sono il Mediterraneo brulicante
di lingue
Mie son tutte e nessuna
Io sono Babele
                        disillusa
che scende a conversar amabilmente
in una lingua franca.
Io sono il latino ignaro
                                               della propria morte,
che parla a ognuno
nel proprio abbacinato mistero.
Io sono la Notte,
in cui ha spazio ogni lume.

Se mi ucciderà un Sole non so

Compresa in: AA. VV., Homo eligens, Gaeta 2014, deComporre Edizioni.

giovedì 5 giugno 2014

I miei nemici


Sono persone rilassate, affabili, cortesi. Né potrebbe essere altrimenti. Non hanno nulla per cui agitarsi. Vogliono garantire la proprietà privata in un mondo capitalista; mantengono fermi tre o quattro principi che non richiedono poi troppa fantasia; si sentono “normali” in un mondo di “disadattati” a cui rimproverano di voler essere se stessi. Inutile ricordar loro quell’aforisma di Oscar Wilde: “Una rosa rossa non è egoista perché vuol essere una rosa rossa. Sarebbe terribilmente egoista se volesse che tutti i fiori del giardino fossero tutti rossi e tutti rose.”
Allo stesso tempo, riescono ad aver l'aria degli "alternativi". Deprecano l'impossibilità di fare pubblicamente talune affermazioni, ma hanno luoghi e occasioni in cui esplicitarle comunque.
Vedendoli davanti ai problemi sociali, vien da domandarsi se siano ignoranti o perfidi. Non ci sono molte altre ipotesi per spiegare la loro insensibilità, il modo in cui mentono a se stessi per difendere una “formazione personale”, una “convinzione”, un’ “identità” –per loro più preziose di tanti esseri umani. Dicono di agire in coscienza e, forse, questo è anche vero. La loro coscienza coincide con pagine vetuste e venerate che li esimono dall’obbligo di mettersi in discussione.
Sono abilissimi nel rivestire di spiegazioni accettabili le proprie posizioni inaccettabili –anche se qualche domanda mirata può bastare a far cadere la maschera. Imparando dall’errore di Lady Macbeth, non si sporcano le mani di sangue: meglio lasciare che esso si sparga da sé, dopo aver creato le condizioni che porteranno a questo.
I più terribili fra loro sono quelli che assumono questo ruolo come un gioco. Terribili, perché i loro occhi brillano d’un’innocenza mefistofelica. Terribili, perché sanno farsi amare. E un simile amore non lascia mai ferite leggere.