mercoledì 19 febbraio 2014

Le Aggiunte al Libro di Ester: contesto storico



Presentazione della mia tesi di laurea magistrale dal titolo: The Additions to the Book of Esther: Historical Background.




Il presente lavoro tratta della situazione storica adombrata dalle cosiddette “Aggiunte” al Libro di Ester. Il Libro di Ester è un testo biblico compreso nella cosiddetta sezione degli Scritti. È una delle cinque Mǝghillôth (ovvero, “Rotoli”) inclusi in detta sezione e letti durante le solennità del calendario ebraico. Il Libro di Ester è il Rotolo che accompagna la festa di Purim, di cui fornisce la seguente eziologia. Il Gran Re di Persia Assuero –o Artaserse, nelle versioni greche- avrebbe ripudiato la propria moglie per disobbedienza. In sostituzione, avrebbe scelto come nuova sposa Ester, cugina e figlia adottiva dell’esule ebreo Mardocheo. Grazie alla propria posizione di regina e al proprio coraggio nell’affrontare l’irascibile sposo, Ester avrebbe salvato il proprio popolo dal genocidio progettato da Aman, principale collaboratore del sovrano. Aman, condannato a morte insieme alla propria progenie, sarebbe stato sostituito a corte da Mardocheo. La festa di Purim ricorderebbe quel rovesciamento di sorti.

            Quelle che chiamiamo “Aggiunte” sono sei brani assenti nel Testo Masoretico del Libro di Ester e presenti, invece, nelle versioni greche della cosiddetta “Bibbia dei Settanta” e del “Testo Alfa”.

L’Aggiunta A narra un sogno allegorico di Mardocheo circa gli eventi che saranno esposti nel resto del Libro, nonché una congiura di palazzo sventata da Mardocheo stesso (simile a quella raccontata dal Cap. 2 del Libro).

L’Aggiunta B è costituita dal testo dell’editto con cui Artaserse autorizza lo sterminio degli Ebrei entro i confini del proprio regno.

L’Aggiunta C riporta due lunghe preghiere pronunciate rispettivamente da Mardocheo e da Ester nel momento della crisi.

L’Aggiunta D  è una narrazione romanzesca e particolareggiata dell’inaspettata visita di Ester ad Artaserse, in cui la regina (con l’aiuto divino, secondo l’autore) riesce a commuovere il sovrano.

L’Aggiunta E riporta il testo dell’editto con cui Artaserse autorizza gli Ebrei a difendersi dai tentativi di attuare lo sterminio.

L’Aggiunta F contiene l’interpretazione del sogno iniziale di Mardocheo.

            I brani sopra elencati mostrano uno stampo letterario di tipo greco ellenistico, specialmente le Aggiunte B, D ed E. Allo stesso tempo, però, sottolineano gli aspetti anti-gentili e nazionalistici del testo. Ciò vale, in particolare, per le Aggiunte A ed F, quelle relative al sogno di Mardocheo. Esso, infatti, legge la vicenda del mancato sterminio nei termini d’una lotta universale fra Ebrei e Gentili. Quest’ultima è presentata anche come una lotta fra Bene e Male con esito deciso da Dio. La tematica e lo stile delle Aggiunte A e F ricordano le caratteristiche della cosiddetta letteratura apocalittica. L’espediente del sogno allegorico è però tipico anche della letteratura greca.

            Le versioni greche del Libro di Ester sono chiuse da un colophon analizzato, in particolare, da E. J. Bickerman. Quest’ultimo ne trae spunto per collocare la traduzione tra il 78 e il 77 a. C. Intorno a quello stesso periodo, Apollonio Molone pubblicò il primo pamphlet greco Contro gli Ebrei. Dieci anni prima, erano avvenute le prime violenze antigiudaiche ad Alessandria e Antiochia. L’Egitto vide gli Ebrei alleati con Tolemeo X contro gli Alessandrini. Proprio la dinastia tolemaica offre diversi esempi di alleanza e collaborazione fra i sovrani e la popolazione ebraica. Un frutto di questa collaborazione sarebbe stato proprio il patrocinio regio alla traduzione in greco del Pentateuco, nucleo originario della cosiddetta “Bibbia dei Settanta”.

            La comunità ebraica alessandrina fu coinvolta anche nelle lotte dinastiche fra gli ultimi Tolemei. Essa, per esempio, si schierò con Cleopatra II contro il fratello di lei, il futuro Tolemeo VIII. L’autonomia e il peso politico della comunità ebraica alessandrina avrebbero portato a tentativi regi di tenerla sotto più stretto controllo. Questi tentativi, secondo J. Mélèze Modrzejewski, sarebbero adombrati dal Terzo Libro dei Maccabei, un testo per più aspetti simile alle versioni greche del Libro di Ester. Queste ultime –tramite le Aggiunte B ed E- pongono a confronto le accuse antigiudaiche con le proclamazioni –da parte ebraica- di fedeltà e sostegno ai legittimi sovrani. L’Aggiunta C sottolinea, però, la necessità di distinguere tra l’obbedienza al monarca e il culto a Dio –tema particolarmente scottante, dato che sia i Tolemei che i Seleucidi richiedevano per sé onori divini. L’Aggiunta C, per bocca di Ester, pone in rilievo anche la necessità di nascondere la propria identità ebraica negli ambienti di corte, che garantivano possibilità di carriera solo a patto di un’alta assimilazione ai costumi che della corte erano caratteristici.

L’Aggiunta D, oltre a conferire a Ester i caratteri tipici d’un’eroina da romanzo greco, toglie iniziativa alla protagonista e sottolinea l’intervento divino. Ciò rimanderebbe a una visione del mondo fatalistica, in cui le sorti del popolo ebraico disseminato fra i Gentili sono decise da poteri incontrollabili.

            Verso la fine del I secolo d. C., Giuseppe Flavio inserirà la vicenda di Ester nelle Antichità giudaiche. La sua versione, oltre a riflettere probabilmente quella diffusa a Roma, è particolarmente adatta a un impiego apologetico filogiudaico davanti a un pubblico di non-Ebrei. Sono infatti omesse le Aggiunte A ed F, mentre la parafrasi dell’Aggiunta C tace la professione di assoluto monoteismo da parte di Mardocheo e le invettive di Ester contro i Gentili. La parafrasi dell’Aggiunta D omette il paragone fra il sovrano e “un angelo di Dio”, in linea con un operato letterario che adatta le vicende bibliche ai gusti d’un pubblico estraneo a questo tipo di credenza religiosa.

            Sempre Giuseppe Flavio, in opere come la Guerra giudaica e il Contro Apione, testimonia della persistenza secolare dei luoghi comuni antigiudaici e delle tensioni fra Ebrei e Gentili. Queste ultime erano state sicuramente esacerbate dalla rivolta maccabaica contro Antioco IV e dalla guerra fra Alessandro Ianneo di Giudea e il Seleucide Demetrio III.

            Il Libro di Ester nelle sue versioni greche –dotate di dette Aggiunte- sarebbe dunque un segno sia della profonda ellenizzazione sperimentata dagli Ebrei della Diaspora, sia delle tensioni sempre meno sanabili fra loro e il resto del panorama politico-culturale ellenistico.




18 febbraio 2014

Università degli studi di Pavia

Aula Volta

Presidente della commissione: prof. Lucio Troiani

Relatore: prof. Lucio Troiani; Correlatore: prof. Elio Jucci

Il testo della tesi è consultabile e scaricabile da qui.

mercoledì 5 febbraio 2014

STELLA - Confessioni di un pazzo

"O destino umano! Tu sei un mistero
Che invano opprime l’intelletto stanco; (…)
Le tue lezioni distruggono il cervello,
Facendolo impazzire.

JAMES CLARENCE MANGAN




Pentirmi! E perché dovrei? Pentirmi di cosa, soprattutto? Di aver amato con ogni fibra del mio corpo e cercato di proteggere l’oggetto del mio amore dalla perfidia altrui? Mai e poi mai! Se per questo mi impiccheranno, andrò al capestro a testa alta! Non ho nulla di cui vergognarmi, né tantomeno mi vergono di raccontare quello che mi è accaduto! L’ho sputato in faccia persino a quel vecchio rincitrullito di un prete, giunto, come diceva lui, “a lenire le pene di un’anima smarrita”! Dovevate vedere l’aria sconcertata e scandalizzata con cui se n’è andato!
Molti mi hanno detto che sono pazzo, completamente pazzo… Non lo nego, possono avere ragione! Ma credetemi, non lo sono mai stato di natura…è stata LEI a rendermi pazzo di passione, di quel sentimento talmente potente da privare un uomo del sonno e cancellare ogni altro pensiero dalla sua mente! Lasciate dunque che vi narri! Capirete allora le ragioni del mio tormento e dell’atto che mi ha condotto in questo posto lugubre, dove bocche invisibili gemono ed urlano da mane a sera!
Ricordo, era un’afosa giornata di inizio luglio: il sole cocente abbrustoliva il cielo, l’intollerabile umidità gravava come piombo sulla città e stringeva alla gola con le sue mani viscide. Avevo atteso che il sole tramontasse per fare una passeggiata, così da evitare le ore più calde. Dato che la canicola cominciava, per mia fortuna, ad attenuarsi, decisi di prolungare il mio vagabondaggio e giunsi in una zona piuttosto periferica ma elegante.
Fu allora che la vidi! Di solito il mio sguardo fermo punta dritto davanti a me ovunque io mi muova, ma questa volta fu inspiegabilmente attratto alla sua destra da una forza incoercibile! Trascinato da quel misterioso richiamo, mi voltai…eccola!
Credo sia stato quello l’unico momento in cui mi chiesi come avevo potuto fino ad allora sopravvivere senza aver goduto di cotanta bellezza! Quelle forme delicate, che tradivano una malcelata fragilità, eppure nobilitate da un nonsoché di severo e orgoglioso! Appariva tuttavia un poco discosta, quasi impaurita dalla presenza di estranei! Temetti che vedesse il mio sguardo adorante, e pertanto feci finta di nulla e passai oltre, ma senza che la coda del mio occhio smettesse di indugiare su di lei. Ebbi ciononostante la netta sensazione che anch’ella mi avesse notato e stesse di nascosto seguitando a guardarmi…! Forse avevo suscitato in lei altrettanto interesse?
In preda alle più forti emozioni, vacillando sotto il peso dell’insicurezza e dell’ansia, non osai passare di nuovo da quella strada quando tornai. Una volta rincasato, mi sentii ancor più combattuto: la parte razionale di me desiderava buttare tutto all’aria, consapevole che si trattava di una meta troppo alta a cui ambire; la parte impulsiva ed emotiva, invece, mi incalzava ad osare il passo con coraggio, o quantomeno a saperne di più sul suo conto.
Mi sovvenni che un mio vecchio conoscente aveva risieduto a lungo in quella zona e solo da poco s’era trasferito nel centro città. Il giorno dopo mi risolsi ad andare a trovarlo per informarmi da lui in merito alla faccenda. Nonostante la mia descrizione un po’ impacciata e viziata dal trasporto di quel momento, ricordò! Sì, anch’egli l’aveva notata più volte e ne era rimasto altrettanto colpito! Si trovava in quel quartiere già da parecchio tempo, e se la memoria non lo ingannava il suo nome era Stella! Ah, nome sublime, degno di un così fulgido astro del firmamento!
Ascoltando queste notizie, il mio cuore batteva all’impazzata al ritmo delle emozioni più impetuose e vivificanti che avessi mai sperimentato! Forse allora c’era una speranza!
Ahimè, mi ero illuso troppo presto! Ciò che il mio informatore ebbe a dirmi subito dopo mi precipitò in una nera disperazione: ella era già definitivamente legata a qualcuno, e da parecchi anni! Si trattava di un gentiluomo dell’alta borghesia, certo Renzo Villani, avvocato molto stimato nel suo ambiente, specie per le attività di beneficienza a vantaggio delle classi meno abbienti. Una persona indubbiamente ammodo oltre che facoltosa, con la quale non mi potevo minimamente permettere di gareggiare.
Cercando di tenere testa all’angoscia che mi prese in quell’istante, andai via con una scusa qualunque e mi chiusi in casa. Trascorsi delle ore buie e penose, rimuginando inutilmente su una soluzione. Un duello o una qualunque forma di rivalsa contro quell’uomo? Non aveva senso! In fondo, che colpa ne aveva? Ferire in qualunque modo un uomo così amato, per di più, non mi avrebbe attirato che odio e disprezzo, senza contare il disprezzo che avrei provato per me stesso!
Credete ancora che sia uno sporco criminale? Io che non ho osato toccare con un dito l’uomo che l’amava, a cui ella apparteneva! Non sono un viscido e il mio cuore è sempre stato nobile, giudicate voi! ‘Hai ucciso comunque un uomo’, mi direte! Certo! Ma non quell’uomo, non avrei mai osato, anche a costo di soffrire le pene dell’inferno per il turbinio di sentimenti che mi abitava! Colui che ho ucciso era invece uno schifoso verme, un subdolo individuo che voleva attentare a lei perché troppo vigliacco per colpire direttamente il Villani! Costui ha meritato di morire! Lasciate dunque che racconti l’epilogo di questa triste vicenda.
Nonostante la mia ferma intenzione di dimenticare Stella, volli tornare in quella strada per rivederla, anche solo di sfuggita… Mi dicevo che sarebbe stata l’ultima volta in cui avrei posto gli occhi su di lei, poi l’avrei del tutto cancellata dalla memoria, consapevole dello sforzo che mi sarebbe costato.
Ecco che, con mia immensa gioia, la rivedo! Tuttavia, non è sola! Con lei c’è anche il Villani che discute piuttosto animatamente con un uomo… Incuriosito, mi nascondo nell’ingresso di un vicolo dall’altro lato della strada e assisto con cuore palpitante alla scena.
Villani, con un gesto perentorio, intima allo sconosciuto di andarsene e lui stesso si allontana verso destra. Osservo stella: è accigliata e scura, sembra spaventata da quella scena. Lo sconosciuto, però, una volta atteso che Villani sparisse dalla vista, con un sogghigno estrae dalla tasca un piccolo oggetto oblungo e senza nulla dire si avventa su di lei!
La colpisce, la sfregia! Più volte! Ancora!
Rosso, rosso…!
Paralizzato dall’orrore, resto lì ammutolito…poi, raccogliendo tutta la furia accumulatasi in me, mi dirigo meccanicamente, la vista annebbiata, verso lo scellerato, con in mente un solo terrificante proposito.
Brandendo il mio bastone da passeggio, mi lancio a capofitto su di lui! Urla! Lo colpisco dove capita con tutta la violenza di cui sono capace, vomitando i peggiori improperi! Il sangue comincia a scorrere, ma non mi fermo…Come un boia impazzito continuo a percuoterlo…Non si muove più…
La gente nei dintorni, attratta dalle strida, comincia ad accorrere…un poliziotto fa un fischio, si butta addosso a me e mi blocca, tenendomi saldamente.
Il brusio cresce, sempre più forte, ronzante… la vista mi si appanna…
Quello che avvenne dopo è piuttosto vago nella mia memoria: venni interrogato, più volte, poi chiuso qui dentro in attesa di giudizio.
Tutti coloro che hanno ascoltato la mia storia sono rimasti sconvolti, attoniti. Evidentemente non devono aver mai amato, per dimostrarsi così freddi e privi di comprensione! Come quel medico, che è venuto a visitarmi perché gli parevo un caso interessante!
Nessuno mi ha voluto dire cosa ne sia stato di Stella… non ho più saputo nulla. Ma ormai nulla ha più importanza: ho agito secondo giustizia, una suprema giustizia! Fatemi quello che volete, impiccatemi, lasciatemi marcire qui… e che Dio, se mai esiste, vi perdoni per il male che la vostra ottusità continua ad arrecarmi!

 REFERTO DEL DOTTOR C. SUL CASO
In vita mia non ho mai assistito ad una simile forma di affezione. Per tanto ho ritenuto giusto stendere un breve elaborato sul soggetto, il signor D., la cui vicenda ha dello straordinario. Grazie alle recenti scoperte freudiane, di cui solo ora cominciamo a intravedere il valore, saremo forse in grado di capire qualcosa di più dei meccanismi degenerati che hanno agito nella sua mente.
Il suddetto D., evidentemente già tarato per via ereditaria, avrebbe sviluppato una sorta di insano e folle feticismo per una nota villa cittadina, villa Stella, una delle più belle delle nostre contrade. Tale affezione si sarebbe spinta a tal punto da portarlo a vedere in essa un oggetto di desiderio sessuale, quasi fosse una donna in persona. Solo così, a parer mio, si potrebbe spiegare il gesto efferato e violentissimo perpetrato a danno del povero dipendente domestico dell’illustre sig. Villani, proprietario della villa. Stando a coloro che sono intervenuti sulla scena, ciò che il dipendente aveva fatto era un semplice sfregio sulla parete della villa con un gesso rosso, forse per vendicarsi sul Villani dell’essere stato licenziato in tronco poco prima. Siccome la villa era giunta a rappresentare nella mente del nostro infelice una persona da amare e da proteggere, qualunque gesto, seppur minimo, che la ledesse sarebbe stato punito con furia diabolica, come i fatti hanno poi tristemente testimoniato.
Prima che la giustizia lo consegni definitivamente alla pena che merita, sarebbe interessante approfondire la sua condizione mentale, fosse anche per acquisire nuovi elementi e conoscenze che ci siano d’aiuto a riconoscere con anticipo casi consimili ed a tutelare la società ed il comune quieto vivere da altre atrocità di tal fatta."

MAURO FRANZINI