giovedì 31 maggio 2012

Mettiamoci in gioco





Sabato 9 giugno alle 14,30 molte associazioni pavesi si ritroveranno davanti alla Stazione Ferroviaria di Pavia, per dire un corale “NO” al fenomeno del gioco d’azzardo, del quale la Provincia Pavia detiene il triste primato.



Secondo un’indagine pubblicata a gennaio da Libera, Pavia è la provincia italiana con la più alta spesa pro capite per il gioco d' azzardo: 2.892 euro l'anno per abitante.
Nella nostra città funzionano pressoché a ciclo continuo ben 520 videopoker: una macchinetta mangiasoldi ogni 136 persone.
A livello nazionale ogni italiano spende in media 1.000 euro all' anno per «Gratta e vinci», lotterie o altri giochi su cui lo Stato intasca delle imposte: un mercato da 76,1 miliardi di euro, con un incremento del 13% nell’ultimo anno. In questa classifica Pavia è la provincia con la più alta spesa pro capite in scommesse - il doppio della media nazionale.
Questo fenomeno va a colpire in particolare fasce già a rischio fragilità come gli anziani e i giovani e l’età media di chi gioca si sta continuamente abbassando. Nonostante la legge lo vieti, ha giocato almeno una volta il 43% dei minori scolarizzati tra i 15 e i 18 anni.
Il fenomeno del gioco sta sfociando sempre più nelle dipendenze, spesso associandosi ad altre gravi fragilità e lasciando sul lastrico intere famiglie.
Nella provincia di Pavia l’Associazione FederSerd, gli operatori delle comunità terapeutiche e del privato sociale in questi ultimi anni, hanno ricevuto tantissime richieste di aiuto da giocatori o dai loro coniugi, figli, familiari, amici, a testimonianza che non solo chi sviluppa una dipendenza dal gioco ne patisce gli effetti e le conseguenze negative, economiche, relazionali, affettive, ma anche tutte le persone a loro vicine.
Il tipo di gioco nel quale le persone rimangono più invischiate nella nostra provincia sono le slotmachine e le videolottery, nella misura del 75% delle richieste di aiuto, mentre la media nazionale è 63%.
Si spende nel gioco il doppio di quello che si spende per la salute e otto volte quello che lo Stato investe nell’istruzione!
Il costo sociale è elevatissimo, mentre le organizzazioni criminali e lo Stato e ne approfittano per intascare proventi facili.
Il gioco d’azzardo non è un gioco. Nel gioco d’azzardo alla ricreazione e allo svago, allo stare assieme, viene sostituita la voglia di arricchirsi facilmente. Le capacità fisiche, manuali e intellettive sono annullate dalla velocità e dalle mosse automatizzate che riducono il pensiero a un’ossessione, a una dipendenza e all’isolamento.
“Mettiamoci in gioco” è un corteo per dire basta, che vuole coinvolgere le associazioni, i volontari, gli operatori, le famiglie che sempre più spesso sono in prima linea per fronteggiare le devastanti conseguenze di questa nuova dipendenza. Un primo passo di un percorso corale, per sensibilizzare la città e le istituzioni sulle conseguenze del gioco d’azzardo e sulle azioni di prevenzione.
“Mettiamoci in gioco” vuole ribadire la convinzione che il gioco deve essere un’esperienza sana e pulita, in cui la persona cresce e si realizza, anche in piena socialità.


L’evento, previsto per sabato 9 giugno, prevede il ritrovo davanti alla Stazione alle 14,30, la lettura di un comunicato redatto coralmente dagli aderenti e un corteo, con striscioni e cartelli informativi , diretto verso la Minerva e che confluirà a Ticinello, dove sono previsti momenti di riflessione e di gioco “pulito”, i giochi di una volta, per ricordare che il gioco d’azzardo, a dispetto del nome, non è un gioco ma un fenomeno dalle conseguenze disastrose.

Con il Patrocinio di: Provincia di Pavia - Comune di Pavia - ASL Pavia


Aderiscono:

Diocesi di Pavia - Casa del Giovane – Costruendo Libera



Caritas Tortona - Auser – Associazione genitori scuola – Libera Vigevano - Acli - Associazione consumatori Centro Servizi

Volontariato Pavia - Associazione Vasi di Creta - Caritas Pavia - Ass. Ad Gentes - Ass. A Ruota Libera

Vivere con Lentezza – Azione Cattolica Pavia - Coordinamento Genitori Democratici - Cittadinanza attiva

Tribunale dei diritti del malato – Lega consumatori Pavia - Al-anon – FederSerT – Ains – S.O.S. Clown Associazione A.Ge.

Radioaut – Acat – Gruppo KOS – Ci siamo anche noi – Associazione Medipavia - Adiconsum - SOS Impresa

mercoledì 30 maggio 2012

Welfare e donne

COMUNICATO STAMPA
Welfare e donne: Pari o Dispare ed   Edenred:  aziende e politica si impegnino a creare nuovi servizi alla persona

Un breve comunicato del convegno di ieri e tutta la registrazione su RadioRadicale, per chi volesse riascoltare qualche punto o per chi non è potuto essere presente.

Emma Bonino: “Con i voucher recuperiamo 1,3 mld di euro all’anno di contributi INPS”

voucher universali per i servizi alla persona sono il modo più trasparente per regolare un mercato in cui donne e uomini possono scegliere in modo flessibile i servizi più adatti alle loro esigenze. Pari o Dispare, associazione impegnata per favorire l’equiparazione  femminile in campo lavorativo, guarda al modello francese di welfare per non dipendere solo da ingenti investimenti pubblici. Al convegno di oggi “Un Nuovo Welfare per liberare le donne”,  promosso dalla suddeta associazione insieme a  EDENRED e svoltosi alla presenza del Viceministro del lavoro, Michel Martone, di numerose aziende (tra cui Vodafone, Nestlé e Mellin) e di rappresentanti politici di ogni schieramento (Rita Ghedini, Beatrice Lorenzin,  Benedetto Della Vedova, Marco Beltrandi, Roberto Rao), è stata fatta un’accurata fotografia della situazione attuale e degli obiettivi che s’intendono raggiungere. “L’uso dei voucher può innescare processi virtuosi a livello nazionale e locale e aiutare lo Stato nella lotta contro evasione e il lavoro nero”, ha sottolineato la Vice Presidente del Senato e presidente onoraria di Pari o Dispare, Emma Bonino. “Considerato che il voucher può essere utilizzato solo in presenza di contratti regolari, si otterrebbe una notevole emersione del sommerso che si stima porterebbe all’Inps circa 1,3 mld all’anno di contributi sociali aggiuntivi e nelle casse dello Stato entrate consistenti per l’emersione di nuovi contribuenti. In questo modo – conclude Bonino – anche l’Italia potrebbe avere un vero e proprio tesoretto da investire in un welfare più roseo, in tutti i sensi”.  “Quella del voucher per il welfare aziendale” ha dichiarato Michael Martone, Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, “è un’esperienza interessante, che ha dato buoni risultati a livello internazionale, e che proprio per questo è stata presa in considerazione dal ddl Lavoro.
All’articolo 59, infatti, si introduce in via sperimentale la concessione alla madre lavoratrice, al termine del congedo per maternità, negli undici mesi successivi, voucher per l’acquisto di servizi come il baby sitting e l’assistenza all’infanzia.
Seguirà un decreto attuativo ma soprattutto la valutazione della portata dello strumento del voucher, perché se i risultati fossero positivi potrebbe riflettere sull’opportunità di nuove modalità di collaborazione tra pubblico e privato, in un momento in cui è chiaro che il welfare tradizionale non riesce più a corrispondere in maniera efficace a tutte le esigenze dei cittadini” ha concluso.
Graziella Gavezotti, Presidente ed AD di Edenred Italia e Direttore Generale Sud Europa ha evidenziato alcuni dei risultati che “potrebbero essere raggiunti in Italia se venissero seguite le esperienze europee maggiormente all’avanguardia in fatto di politiche sociali grazie all’utilizzo dei voucher. Tra questi, certamente: stabilità contrattuale, emersione del lavoro nero dell’ordine del 20%, migliore conciliazione tra lavoro e quotidianità, aumento dell’occupazione femminile così importante per la crescita del paese”.  “Troppo spesso in passato sono stati stanziati soldi per piani straordinari di asili nido che poi non sono stati spesi bene o non spesi affatto”, ha commentato la presidente di Pari o Dispare, Cristina Molinari. “Da troppi anni – ha aggiunto Molinari –  le donne italiane attendono che sia raggiunta una soglia minima di decenza sull’accesso a servizi di cura e assistenza, che ci avvicini agli obiettivi che l’Europa ci pone da sempre e che sistematicamente disattendiamo”.
Pari O Dispare  conferma il proprio impegno nel realizzare campagne e iniziative per proseguire il dibattito con istituzioni e aziende su un nuovo Welfare che guardi a modelli già sperimentati con successo in altri paesi per avviare nuove politiche a sostegno delle donne.

“Abbiamo il 33% di donne nel Consiglio di Amministrazione, il 30% di donne dirigenti e oltre il 40% tra il middle management” – ha affermato Elisabetta Caldera direttore sviluppo e organizzazione di Vodafone Italia . “Risultati raggiunti attraverso strumenti concreti come un welfare aziendale flessibile, sempre piu’ costruito anche sulla base dell’ascolto dei bisogni delle donne”.
“Il welfare aziendale – ha proseguito Caldera – deve adattarsi alle esigenze dell’individuo: per questo abbiamo lanciato un programma che consente ai nostri dipendenti di convertire parte della retribuzione variabile in beni e servizi a condizioni fiscali agevolate. Scuole, Universita’, in Italia e all’estero, libri scolastici, e stiamo pensando a estendere l’iniziativa anche a servizi di cura di figli e anziani. Nasce cosi un welfare aziendale nuovo, personalizzato, che si adatta alle scelte della persona e si aggiunge alle iniziative piu’ tradizionali, come ad esempio come l’asilo nido aziendale o il fondo sanitario per le spese mediche e odontoiatriche esteso all’intero nucleo familiare”.
 Anche Mellin, in particolare la dottoressa Sonia Malaspina, Direttrice Risorse Umane Italia e Direttore HR Shared Services , ha fatto presente che il welfare aziendale che propone quest’anno e’ nato sulla base delle esigenze delle persone, in primis delle donne. Ha infatti dichiarato: ”Lo abbiamo pensato affinché fosse semplice. pragmatico e personalizzato. Siamo molto soddisfatti perche’ il welfare aziendale ha incrementato il livello di motivazione delle nostre persone e ha rafforzato il senso di appartenenza all’azienda”.

Per iscrizioni e donazioni:
http://pariodispare.org/2011/campagna-iscrizioni-2012-pari-o-dispare/
https://www.paypal.com/it/cgi-bin/webscr?cmd=_flow&SESSION=gD3pwUJ9poTIrtw90rLHe5C_HeCnr-Jn3P_6oJ4o-rn5iQP91FRCN-Gh7hS&dispatch=5885d80a13c0db1f8e263663d3faee8d0288a7fd2903afb85a5540fd44243d03

God Save the University

Da Inchiostro (Pavia), maggio 2012:


Due anni fa (01/02/2010), un decreto del Presidente della Repubblica ha sancito la nascita dell’ANVUR: Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca. Suo compito, come noto, è soppesare “la qualità dei processi, i risultati e i prodotti” (1) delle attività accademiche. Si compone di un Presidente, un Consiglio direttivo e un Collegio dei revisori dei conti. Il tutto fa capo al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Egli decreta la costituzione del Collegio e quella di un Comitato di selezione, che proporrà i possibili membri del Consiglio. Quest’ultimo eleggerà il Presidente e nominerà il Direttore.
La loro attività di valutazione, naturalmente, è finalizzata all’allocazione dei finanziamenti statali, nonché all’eventuale apertura/fusione/soppressione di sedi universitarie e corsi. Un’agenzia pagata dal Ministero dell’istruzione per risparmiare sulla pubblica istruzione.
Modello dell’ANVUR è il britannico REF: Research Excellence Framework. Ne parla la Professoressa Federica Pedriali, direttore del Dipartimento di Letteratura Italiana all’University of Edinburgh. Si trova a Pavia per preparare, tra l'altro, la traduzione inglese del monologo “L’ingegner Gadda va alla guerra” (F. Gifuni), con relativo apparato di commento. Il quadro da lei dipinto non è roseo.

Il REF è nato all’inizio degli anni ’90, in clima ancora thatcheriano. Il censimento cade ogni 5-7 anni; i tempi, in ogni caso, sono dettati dal governo. È suddiviso in aree disciplinari/campi di valutazione, di cui si occupano professionisti specialisti del campo. La loro nomina spetta a “professional associations”, come la “Society for Italian Studies”. I membri del REF mantengono rapporti di lavoro con gli atenei valutati, cosa che non favorisce certamente la valutazione imparziale. L’ANVUR italiana, almeno, non condivide quest’ultima pecca. (2) Contempla anche una maggiore apertura al complesso del mondo accademico. Il Consiglio direttivo, infatti, è affiancato da un comitato consultivo, composto da rappresentanti di accademici e studenti. È comunque una rappresentanza ristretta: 12 membri in tutto, per dar voce agli atenei italiani ed europei(3). Una “Candida Rosa” dantesca, che osserva dall’alto l’università e la ricerca. Una consimile gestione dei finanziamenti ha già prodotto, nel Regno Unito, campanilismo e ristagno. Con buona pace dell’ “universitas”. I ricercatori, infatti, evitano di collaborare coi colleghi degli altri atenei, perché rivali nel merito premiato dai finanziamenti pubblici. Merito che non tien conto dell’ordinaria amministrazione: il regesto delle attività svolte, necessario, ma che sottrae tempo alla ricerca vera e propria. Le valutazioni del REF, poi, sono pubblicate on line, nei siti dei vari atenei. Esse condizionano il numero d’iscrizioni e le concessioni di fondi per progetti particolari. Ulteriori danni economici, dunque. Né è possibile sapere dove un dipartimento o un ateneo pecchi, visto che le valutazioni sono complessive, non circa le singole attività. La ferrea rivalità fra atenei mantiene il sapere sotto l’ala governativa. Non a caso, in Italia come nell’U.K., sono penalizzati gli ambiti umanistici: quelli che approfondiscono la storia, la lingua e il pensiero necessari a dialogare col potere politico. Mentre si plaude ai 150 anni d’unità italiana, scompaiono i dipartimenti d’italianistica. E tanti saluti a una lingua di cultura studiata a livelli mondiali. Nella sua classifica delle riviste letterarie, l’ANVUR premia quelle vastamente vendute (pregio condiviso dai rotocalchi). Nella fascia A, figura “Nuova antologia”, dedita a tutto fuorché all’italianistica. In fascia C, cade “Studi danteschi”, punto di riferimento per il settore. In fascia B, ecco “Esperienze letterarie”, il cui Comitato direttivo annovera Cesare Segre. Non parliamo delle riviste militanti e/o sperimentali: il pensiero libero, si sa, deve essere gratuito. Meglio finanziare un sapere che non sconfina e non innova. La conclusione –giacché ci britannizziamo- è: “God save us all!”

   (1)     Decreto del Presidente della Repubblica, 1 febbraio 2010, n. 76, art. 3, c. 1 a).
   (2)     Ibid., art 8, c. 5.
   (3)     Ibid,, art. 11.

martedì 29 maggio 2012

Il maiale dice all'uomo...






"Non so d'onde tu venga, o di qual costa;
ma se per altro tu non se' venuto
che per trarmi di qui, vanne a tua posta.
Viver con voi io non voglio, e rifiuto;
e veggo ben che tu se' in quello errore,
che me più tempo ancor ebbe tenuto.
Tanto v'inganna il proprio vostro amore,
che altro ben non credete che sia
fuor de l'umana essenza e del valore;
ma se rivolgi a me la fantasia,
pria che tu parta da la mia presenza,
farò che 'n tale error mai più non stia.
Io mi vo' cominciar da la prudenza,
eccellente virtù, per la qual fanno
gli uomin maggiore la loro eccellenza.
Questa san meglio usar color che sanno,
senz'altra disciplina, per sé stesso
seguir lor bene ed evitar lor danno.
Senz'alcun dubbio, io affermo e confesso
esser superior la parte nostra;
e ancor tu nol negherai appresso.
Qual è quel precettor che ci dimostra
l'erba qual sia, o benigna o cattiva?
Non studio alcun, non l'ignoranza vostra.
Noi cangiam region di riva in riva,
e lasciare uno albergo non ci duole,
pur che contento e felice si viva.
L'un fugge il ghiaccio e l'altro fugge il sole,
seguendo il tempo al viver nostro amico,
come natura che ne insegna vuole.
Voi, infelici assai più ch'io non dico,
gite cercando quel paese e questo,
non per aere trovar freddo od aprico,
ma perché l'appetito disonesto
de l'aver non vi tien l'animo fermo
nel viver parco, civile e modesto;
e spesso in aere putrefatto e infermo,
lasciando l'aere buon, vi trasferite;
non che facciate al viver vostro schermo.
Noi l'aere sol, voi povertà fuggite,
cercando con pericoli ricchezza,
che v'ha del ben oprar le vie impedite.
E se parlar vogliam de la fortezza,
quanto la parte nostra sia prestante
si vede, come 'l sol per sua chiarezza.
Un toro, un fer leone, un leofante
e 'nfiniti di noi nel mondo sono
a cui non può l'uom comparir davante.
E se de l'alma ragionare è buono,
vedrai di cori invitti e generosi
e forti esserci fatto maggior dono.
Tra noi son fatti e gesti valorosi
senza sperar trionfo o altra gloria,
come già quei Roman che fur famosi.
Vedesi ne' leon gran vanagloria
de l'opra generosa, e de la trista
volerne al tutto spegner la memoria.
Alcuna fera ancor tra noi s'è vista,
che per fuggir del carcer le catene,

e gloria e libertà morendo acquista;
e tal valor nel suo petto ritiene
ch'avendo perso la sua libertate,
di viver serva il suo cor non sostiene.
E se a la temperanza risguardate,
ancora e' vi parrà ch'a questo gioco
abbiam le parti vostre superate.
In Vener noi spendiamo e breve e poco
tempo; ma voi, senza alcuna misura,
seguite quella in ogni tempo e loco.
La nostra specie altro cibar non cura
che 'l prodotto dal ciel sanz'arte, e voi
volete quel che non può far natura.
Né vi contenta un sol cibo, qual noi,
ma, per me' sodisfar le 'ngorde voglie,
gite per quelli infin ne' regni Eoi.
Non basta quel che 'n terra si ricoglie,
ché voi entrate a l'Oceano in seno,
per potervi saziar de le sue spoglie.
Il mio parlar mai non verrebbe meno,
s'io volessi mostrar come infelici
voi siete più ch'ogni animal terreno.
Noi a natura siam maggiori amici;
e par che in noi più sua virtù dispensi,
facendo voi d'ogni suo ben mendici.
Se vuoi questo veder, pon mano a' sensi,
e sarai facilmente persuaso
di quel che forse pe 'l contrario pensi.
L'aquila l'occhio, il can l'orecchio e 'l naso,
e 'l gusto ancor possiam miglior mostrarvi,
se 'l tatto a voi più proprio s'è rimaso;
il qual v'è dato non per onorarvi,
ma sol perché di Vener l'appetito
dovesse maggior briga e noia darvi.
Ogni animal tra noi nasce vestito:
che 'l difende dal freddo tempo e crudo,
sotto ogni cielo e per qualunque lito.
Sol nasce l'uom d'ogni difesa ignudo,
e non ha cuoio, spine o piume o vello,
setole o scaglie, che li faccian scudo.
Dal pianto il viver suo comincia quello,
con tuon di voce dolorosa e roca;
tal ch'egli è miserabile a vedello.
Da poi, crescendo la sua vita è poca,
senz'alcun dubbio, al paragon di quella
che vive un cervo, una cornacchia, un'oca.
Le man vi diè natura e la favella,
e con quelle anco ambizion, vi dette,
e avarizia che quel ben cancella.
A quante infermità vi sottomette
natura, prima, e poi fortuna! Quanto
ben senz'alcun effetto vi promette!
Vostr'è l'ambizion lussuria e 'l pianto,
e l'avarizia che genera scabbia
nel viver vostro che stimate tanto.
Nessun altro animal si trova ch'abbia
più fragil vita, e di viver più voglia,
più confuso timore o maggior rabbia.
Non dà l'un porco a l'altro porco doglia,
l'un cervo a l'altro; solamente l'uomo
l'altr'uom ammazza, crocifigge e spoglia.
Pens'or come tu vuoi ch'io ritorni uomo,
sendo di tutte le miserie privo,
ch'io sopportava mentre che fui uomo.
E s'alcuno infra gli uomini ti par divo,
felice e lieto, non gli creder molto,
ché 'n questo fango più felice vivo,
dove senza pensier mi bagno e vòlto."


NICCOLO' MACHIAVELLI
(L'Asino, VIII, vv. 25ss.)

lunedì 28 maggio 2012

No, non ce l'hanno con Monti

Da Il Borghese, giugno 2012


"NO - dice - non ce l’ho con Monti. Ciò non vuol dire che non sia terribilmente incazzato e che non ritenga che molti degli annunciati rimedi non producano effetti controproducenti. Ti pare che pretendere il pagamento pronta cassa del dovuto dai contribuenti e continuare a mantenere il contenzioso nei loro confronti, sia il massimo della giustizia? O che mettere nuove tasse sulla benzina più cara d’Europa, e applicare l’Imu alla prima casa, non finisca per aggravare ulteriormente la situazione? A me pare - mormora nella bella lingua di Goldoni -, che il «tacon», si riveli alla fine peggiore del «buso». No, non ce l’ha con Monti, anche se, passata la buriana per essersi visto finalmente togliere dai co…ni gli eterni politicanti e i famelici ladri della seconda repubblica, non lo trova più così affascinante come il giorno che si presentò col loden ormai demodé davanti alle telecamere.
Venezia: seduti a un tavolino del caffè Florian, in questa rara giornata di sole, molti scuotono il capo e ormai pensano che non sarà lui a toglierci dai guai, che non sarà nemmeno lui l’agognato salvatore della patria.




Ci prova. Guarda in alto verso quel monte di debiti che ha accumulato lo Stato negli ultimi trent’anni, poi giù nel burrone profondo nel quale sta scivolando l’economia, l’industria, la credibilità nazionale e... ci prova. Come farebbe un qualsiasi ragioniere. Tagliando, sottraendo, spostando i numeri come le palle di un pallottoliere da una parte all’altra del bilancio. Gli evasori, quelli dei grandi numeri, sono trasparenti come il vetro, i milionari, se metti una patrimoniale, scappano a gambe levate. I tagli? Quelli sono complicati. Dove li metti coloro che si sono annidati nelle province e nelle mille istituzioni senza senso? Non restano che i lavoratori a reddito fisso, i piccoli imprenditori, i baristi, i pensionati . Ecco, i poveri: quelli al massimo ti maledicono, ma alla fine subiscono in silenzio. Cos’altro potrebbe fare? Miracoli? Lo avete scambiato per Gesù Cristo? Fosse il mago Houdini, o Copperfield, potrebbe tentare di darci almeno l’illusione di essere un popolo felice. Ci aveva provato Berlusconi, illudendosi che bastasse annunciarlo a parole. Monti, un economista. Va bene. Se studia attentamente la situazione, ci dirà alla fine cosa non va. Ma qui, con una situazione simile e un simile debito, ho l’impressione che più che uno studioso, ci vorrebbe un’idrovora.
No, non ce l’hanno con Monti. Lo hanno chiamato e lui, forse senza rendersi ben conto di che cosa gli venisse incontro, è venuto. Un momento di umana debolezza. Un colpo di comprensibile vanità. Capita, oltre che alla belle donne, anche ai più famosi professori. Per il momento cerca di tenere la barra dritta, ma la barca, quella, continua a far acqua da tutte le parti e, alla fine, lo sa benissimo che, senza un soccorso esterno, e nonostante il soccorso dei super, super tecnici appena assoldati (che sia la banca centrale o qualche altro marchingegno) sarà lui il bersaglio al quale saranno diretti i pomodori.
Per questo non ce l’hanno con Monti, e se oggi inneggiano a Grillo, come fecero un tempo i napoletani con Masaniello prima di condannarlo a morte, è soltanto perché in lui trovano l’interprete della loro rabbia. No. Non ce l’hanno con Monti né con i suoi ministri, tutti specialisti, ricchi, illustri e qualificati, come non ce l’avevano i francesi con quelli di Luigi XVI che, ereditata la terribile situazione lasciata dai governi precedenti, non furono in grado di evitare la situazione che si concluse con la presa della Bastiglia.
Monti, come noi, più che un carnefice, in questa storia è soltanto una
vittima. Eppure la rabbia monta. E la rabbia, come la calunnia della romanza omonima, non è all’inizio che un venticello....
In verità ce l’hanno con coloro che, oggi, dietro Monti si nascondono, con coloro che, contro il volere
dei cittadini, con i loro soldi hanno strafinanziato i loro partiti, con coloro che il debito pubblico lo hanno creato senza mai correre ai ripari, con coloro che infilandosi nelle aziende, corrompendo o facendosi corrompere, si sono arricchiti, con coloro che, dividendosi in fazioni e promettendo
riforme, hanno lasciato il Paese dov’era trent’anni fa.
- Dovremmo - dice - organizzare una «class action» per pretendere che vengano messi sotto processo coloro che hanno governato in questi anni, politici e parlamentari a irresponsabilità illimitata - che vengano resi pubblici i loro bilanci privati, i capitali accumulati dalle loro famiglie, pretendere che, dopo aver restituito il maltolto, vengano allontanati dalla politica.

Parole in libertà, in questa Venezia che profuma di mare e ancora ricorda i passati splendori di un repubblica che si meritò il titolo di Serenissima."



Il tempo perduto


“Non passa un solo giorno senza che io provi rimorso. Non perché sono chiuso qui dentro o perché voi pensate che dovrei. Mi guardo indietro e rivedo com’ero allora. Un giovane, stupido ragazzo che ha commesso un crimine terribile. Vorrei parlare con lui. Vorrei cercare di farlo ragionare, spiegargli come stanno le cose. Ma non posso. Quel ragazzo se n’è andato da tanto, e questo vecchio è tutto quello che rimane.” 



Morgan Freeman ne Le ali della libertà

Campanari da colonna



Oggidì le campane vanno appese
non alle torri,bensì alle colonne,
perché i giornali hanno luogo di chiese
per ogni sorta di santi e madonne.

V’è chi la propria cappella si prese
e già devoti vi furono e sonne, (1)
ché spacciar verità e salare offese
a chi ben maneggia allunga le gonne.

Casca a fagiolo, poi, l’eterea rete
alla portata di tasti e di schermi,
che di notizie bombarda chi ha sete;

da essa non c’è alcuno che si schermi
e par dir: “Se santoni voi non siete,
vi farò campanari a orecchi inermi.”




(1) sonne: “ne sono”.