martedì 31 gennaio 2012

Il carnaio sotto il tappeto


Un salotto pregevole; sul tavolino, libri d’arte e cataloghi di mostre. In un vaso, i fiori d’ordinanza. Che lo spettacolo abbia inizio.

Gli intellettuali  radical-chic e la coppia altoborghese si fronteggiano dai rispettivi posti di combattimento, cominciando con pistolotti sulla “civiltà” e sulla “buona educazione”. Giustamente: le guerre partono sempre da messinscene diplomatiche. E, forse, la farsa avrebbe funzionato, se fosse stata consentita la provvidenziale uscita di scena. Ma la via di fuga è ostruita; i personaggi sono attratti dall’abisso che si sta spalancando. E tutto precipita qui, nella ferocia, negli umori acidi, nei volti fattisi maschere primordiali.


            Yasmina Reza è acuta ed impietosa nel cogliere le contraddizioni della “società bene”. Roman Polanski ha tradotto le sue intuizioni per il cinema, in Carnage. Un film che ha creato perplessità: girato in una sola stanza, con scene anche apertamente stomachevoli, senza mai togliere lo spettatore dal filo del rasoio. “Non ti sei perso niente” ha detto una signora ad un amico cinefilo. Si era perso l’uomo, invece. La telecamera aveva sostituito la fioca lanterna di Diogene, portando alla luce la “banalità del male”. Il “dio del massacro” –avverte la Reza- non è un fantasma esorcizzato, che invasa solo qualche raro pazzoide. È parte dell’uomo. Risiede nell’Es, la “Cosa” di cui parla Sigmund Freud? O lo si vuol chiamare θυμοειδές, alla maniera di Platone? Ad libitum. Ciò che conta è notificarne la presenza normale e domestica. Dorme sul tavolino da notte. Si trova in bagno, accanto al dentifricio.

            Gli antichi, in merito, erano forse più saggi di noi. Conoscevano bene il “dio del massacro” e la sua forza. Lo addomesticavano con preghiere e templi, chiamandolo Ares, Mars, Thor, Wotan, Odino, Ishtar, Khalì, Teshub… Perlomeno, non lo ignoravano.

            Noi, invece, lo releghiamo all’ambito della devianza. Ne parliamo sottovoce, smozzicando i termini, mandando a letto i bambini. Lo ierofante del suo culto è il televisore: guarda caso, sempre acceso. Quella è l’unica apparizione in cui osiamo guardarlo: naturalmente, per tenerlo a distanza, per ripeterci l’ebete litania del quelli – sono – pazzi – noi – invece – siamo - normali. Chi cede al “dio del massacro” è sempre un “pazzo”. Anche se andava al lavoro, accompagnava i bambini a scuola, aveva una laurea, beveva il caffé –era, insomma, una “persona normale”. Sarebbe il caso di chiedersi se la “pazzia” non ci accomuni tanto quanto la “normalità”. Ma, probabilmente, preferiremo proseguire con la litania di cui sopra, fra una tazza di the e l’altra… mentre il “dio del massacro” dorme sonni inquieti, sotto i cuscini dei nostri divani.


lunedì 30 gennaio 2012

Siamo Paola e Ricarda Concia,sposate in Germania. Lei ha preso il mio cognome:c’è qualcosa che non va?

Siamo Paola e Ricarda Concia,br /sposate in Germaniabr /Lei ha preso il mio cognome:br /C’è qualcosa che non va?

Costruendo Libera





Non è una novità: il problema è sempre meno relegato al Sud. Lo sa bene Pavia, dove, ogni anno, si svolgono conferenze sulla criminalità organizzata. Ma non si muovono solo gli ambienti accademici. La questione sollecita la cittadinanza. Ecco, dunque, il gruppo “Costruendo Libera”, realtà neonata sul suolo pavese. Il suo scopo è tener desta la sensibilità su temi quali lotta alla mafia e promozione della legalità –vista non come idillio, ma come alternativa concreta alla logica della criminalità organizzata. “Costruendo Libera” è costituito prevalentemente da studenti, elementi sempre attivi e propositivi, ma mira a creare una sinergia fra tutte le componenti sociali. Per ora, non è ancora un vero e proprio presidio di “Libera”, ma auspica a divenirlo.“L’antefatto è stata la conoscenza diretta da parte di qualcuno di noi con ‘Libera’, soprattutto grazie ai campi di volontariato svolti sui terreni confiscati l’estate scorsa, con il motto ‘E!state Liberi’ “ racconta G., un giovane membro del gruppo. Come risultato di questa esperienza, un ragazzo ha pensato di contattare “Libera Lombardia”, che lo ha rinviato a Davide Salluzzo, il referente di Vigevano. La prima iniziativa del gruppo ha avuto luogo il 27 ottobre 2011: incontro con due membri eminenti di “Libera”, Davide Mattiello e Lorenzo Frigerio.
Nelle riunioni seguenti, il gruppo ha messo ulteriormente a punto obiettivi e strategie. Esso desidera radicarsi capillarmente nel suolo pavese, in modo da estendere informazione e sensibilizzazione circa le proprie tematiche. Ultimamente, “Costruendo Libera” ha optato per una semplice suddivisione in cinque nuclei operativi: uno che organizzerà conferenze sulla criminalità organizzata; uno che si occuperà di formazione scolastica; uno che redigerà il bollettino dei fatti di mafia locali; l’ultimo che ricostruirà la storia dei terreni confiscati (in particolar modo, quelli presenti sul suolo pavese).
Il gruppo intende collaborare con le associazioni già presenti sul territorio, laddove si abbiano obiettivi comuni. Si sono mostrati disponibili –per esempio- il circolo Arci, Salmoni Controcorrente, Cartaspina Associazione Culturale e la Fondazione Romagnosi.
Presso Radio Aut, il 22 novembre 2011, parte del gruppo ha assistito alla presentazione di “Libero”, biografia di Libero Grasso realizzata da Chiara Capri, studentessa membro di “Addio pizzo”. “Costruendo Libera” si tiene in contatto, naturalmente, con l’Osservatorio Antimafia locale. Ha poi ricevuto segni d’interesse da parte dell’ istituto di istruzione superiore “A. Volta”, che ha offerto –eventualmente- spazi di riunione, in cambio di cicli formativi per allievi.
Rappresentanti del gruppo hanno preso parte al focus group (1 dicembre 2011, Sant’Angelo Lodigiano) realizzato dal Coordinamento Regionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, su incarico della Direzione Sport e Giovani di Regione Lombardia.
Dall’ 8 al 14 dicembre, “Costruendo Libera” ha organizzato banchetti natalizi, riforniti dal consorzio Ctm Altromercato  con i prodotti di “Libera Terra”. Il ricavato totale è stato diviso al 50% fra i due enti collaboratori.
Sempre nell’ambito della collaborazione con le associazioni, “Costruendo Libera” ha aderito alla raccolta firme a sostegno della campagna  "L'Italia sono anch'io" : obiettivo, ottenere la cittadinanza italiana per gli immigrati di seconda generazione e il diritto di voto amministrativo ai lavoratori regolarmente presenti in Italia da almeno cinque anni. Il gruppo, pertanto, è disponibile ad allargare i propri orizzonti a qualunque tematica si riconnetta con la legalità, l’attualità e la cittadinanza attiva. Molto cara gli è anche l’attività giornalistica, al punto da proporre ai propri membri opportunità come il Premio Morrione per il giornalismo investigativo. Del resto, la stampa è ossigeno per la lotta antimafia, laddove si dimostri capace di attenzione, approfondimento e coraggio.  Una tematica “calda” cui il gruppo si è interessato, per esempio, è assai vicina: la discarica abusiva di amianto sul suolo pavese.
“Costruendo Libera” estende, naturalmente, i propri contatti sul web: ha aperto un blognonché una fan page ed un gruppo su Facebook. Spazi virtuali insieme agli spazi reali, dunque, per reagire all’ “inferno dei viventi” –come direbbe Italo Calvino- coltivando ciò che inferno non è.

Su Inchiostro, gennaio/febbraio 2012

A.






"Mamma: quel bravo ragazzo di cui
hai letto sul giornale stamattina
è lui; e sono io quella ragazza
di cui si parla senza farne il nome;

dicevi Poverino, è colpa tua
si vede che lo fai soffrire ed io non
trovavo la maniera di spiegarti
e ancora non la trovo;

e non hai visto cosa mi scriveva:
ti romperò le dita delle mani,
proprio le mani che conosci e senti
suonare quella musica che ami;


e c’erano persone per proteggermi
l’altra sera al concerto; come un film che
vissuto dal di dentro è un po’ diverso
da quando te lo guardi e stai seduta


sulla poltrona a casa.
Mi spiace che un giudice magari
stonato o magari senza cuore
abbia capito più di te."


LEONARDO ASSO
6 Agosto 2008

domenica 29 gennaio 2012

Lesbo

“Madre dei giochi latini e delle voluttà greche,
Lesbo, dove i baci, languidi o gioiosi,
Caldi come soli, freschi come angurie,
Son l'ornamento delle notti e dei giorni gloriosi;
Madre dei giochi latini e delle voluttà greche,

Lesbo, dove i baci son come le cascate
Che si gettan senza paura negli abissi senza fondo,
    E corron, singhiozzanti e chioccianti a sussulti,
 Turbinose e segrete, brulicanti e profonde;
  Lesbo, dove i baci son come le cascate!


Lesbo, dove le Frini s’attraggon l’un l’altra,
Dove mai un sospir restò senz’eco,
Al par di Pafo le stelle t’ammirano,
E Venere a buon diritto può esser gelosa di Saffo!
Lesbo, dove le Frini s’attraggon l’un l’altra,

 Lesbo, terra delle notti languide e calde,
Che fan sì ch’ai loro specchi, steril voluttà!
Le fanciulle dagli occhi infossati, innamorate dei propri corpi,
Accarezzino i frutti maturi del loro nubilato;
Lesbo, terra delle notti languide e calde,
  
Lascia che s’accigli l’occhio austero del vecchio Platone;
Tu trai il tuo perdono dall’eccesso dei baci,
Regina del dolce impero, terra amabile e nobile,
E dalle raffinatezze sempre inesauste.
Lascia che s’accigli l’occhio austero del vecchio Platone.

Tu trai il tuo perdono dall’eterno martirio,
Inflitto senza tregua ai cuori ambiziosi,
Ch’attira lungi da noi il radioso sorriso
Vagamente intravisto sull’orlo degli altri cieli!
Tu trai il tuo perdono dall’eterno martirio!
 
Chi fra gli Dei oserà, Lesbo, esser tuo giudice
E condannar la tua fronte impallidita nei travagli,
Se le sue bilance d’oro non han pesato il diluvio
Di lacrime che al mar han versato i tuoi torrenti?
Chi fra gli Dei oserà, Lesbo, esser tuo giudice?
 
Cosa voglion da noi le leggi del giusto e dell’ingiusto?
Vergini dal cuor sublime, onor dell’arcipelago,
La vostra religion come un’altra è augusta,
E l’amore riderà dell’Inferno e del Cielo!
Cosa voglion da noi le leggi del giusto e dell’ingiusto?
 
Poiché Lesbo fra tutti m’ha scelto sulla terra
Per cantare il segreto delle sue vergini in fiore,
E io fui dall’infanzia ammesso al ner mistero
Delle risa sfrenate miste ai cupi pianti;
Poiché Lesbo fra tutti m’ha scelto sulla terra.


E da allor io veglio al sommo di Leucade,
Come una sentinella dall’occhio penetrante e sicuro,
Che sorveglia notte e giorno brigantino, tartana o fregata,
Di cui le forme palpitan lungi nell’azzurro;
E da allor io veglio al sommo di Leucade
 
 
Per saper se il mar sia indulgente e buono,
E fra i singulti di cui riecheggia la roccia
Riporterà, una sera, a Lesbo, che perdona,
Il cadavere adorato di Saffo, che partì
Per saper se il mar fosse indulgente e buono!
Della maschia Saffo, l’amante e la poetessa,
Più bella di Vener per i suoi cupi pallori!
-L’occhio azzurro è vinto dall’occhio nero che screzia
Il cerchio tenebroso tracciato dai dolori
Della maschia Saffo, l’amante e la poetessa!
 
-Più bella di Vener che s’erge sul mondo
E versa i tesor della sua serenità
E la radiosità della sua giovinezza bionda
Sul vecchio Oceano incantato dalla figlia;
Più bella di Vener che s’erge sul mondo!
 
-Di Saffo che morì nel giorno del suo sacrilegio,
Quando, insultando il rito e il culto inventato,
Fece del suo bel corpo la pastura suprema
D’un bruto il cui orgoglio punì l’empietà
Di colei che morì nel giorno del suo sacrilegio.
 
E è da allor che Lesbo si lamenta,
E malgrado gli onori che le rende l’universo,
S’inebria ogni notte dell’urlo della tormenta
Che innalzano ai cieli le sue rive deserte!
E è da allor che Lesbo si lamenta!”


CHARLES BAUDELAIRE (1866)
-           


La Repubblica degli Impiccati

In mezzo alla solita selva oscura,
mi ritrovai ai pie' d'un calvo colle
e, quanto a dir qual era, è troppo molle
il mio cuore tuttor per la paura.

Poiché le viti o gli ulivi non volle
alcun piantarvi, ma solo ebbe cura
di alzarvi forche per un frutto folle,
che al calor degli sguardi altrui matura.

Mi chiesi quale ne fosse il diletto
o l'utile, giacché dagli impiccati
non si può trarre né olio, né vino;

mi disse, allor, passando, un contadino:
"Questa Repubblica ha forte affetto
per quest'usanza, che tiene legati

alle sue colonne di molti i fati
ed è acclamata dai liberi fiati."



sabato 14 gennaio 2012

S.




“E’ morto il signor Rino” - “Non m’importa
niente, lo sai, mamma”.
“Ma era un uomo bravo!” – “Mamma: dico
che non m’importa niente”.


“Te lo ricordi al bar? Eri bambina.”




Mamma non ero piccola
come pensavi tu, come volevi;
lui mi diceva cos’hai fatto lì

davanti che sei gonfia. Io correvo

e m’inseguiva, io correvo via
e mi toccava e poi rideva. Un giorno
sono scappata fuori,


mi sono chiusa in macchina. Adesso
se vedo il cane o il gatto
terrorizzato da qualcosa penso
a me quel giorno; e non mi sembra buffo


il cane o il gatto spaventato. A te
pareva buffo, forse, non lo so;
ma mi ricordo che ridevi. Scusa
se non m’importa che quell’uomo è morto.




4 Agosto 2009


LEONARDO ASSO

Per chi non vuol vedere



Il link al post "La privazione del piacere" (dal blog Un altro genere di comunicazione) è stato recentemente censurato su Facebook, per via delle immagini che documentano cosa significhi -concretamente- una mutilazione genitale femminile. Dal momento che la maggiore preoccupazione sembra quella di non venir disturbati nella propria serenità estetica, condivido il link anche sul presente blog, per ribadire l'importanza di questa tematica. Nessuno gode nel mostrare tagli e cuciture della carne. Non si tratta di compiacimento sadomaso. Si tratta di denuncia. E, in simili frangenti, lo spirito di censura è quantomeno grottesco e fuori luogo.


"In Italia sono 4.000 le bambine che ogni anno in Italia subiscono una mutilazione genitale. Il dato raccapricciante è siamo il Paese occidentale con il più alto tasso di donne che hanno subito tale pratica, il resto è sommerso. Anche se in Italia la legge vieta tale pratica ci sono medici e comunità che, a pagamento, praticano l’infibulazione. In molti paesi europei, compreso il nostro, le mutilazioni vengono eseguite nei centri di chirurgia estetica vaginale o in quelli dove si fanno piercing e tatuaggi.
Pur non essendo un problema legato alla condizione della donna italiana ritengo che è importante parlare di questo fenomeno che coinvolge milioni di bambine e ragazze nel mondo. Ritengo importante parlare di ciò perchè ci riguarda, in quanto è costantemente praticato anche nel nostro Paese e questo è un indice gravissimo che segna (per l’ennesima volta) la triste condizione della donna in Italia anche se non colpisce donne italiane.
Considerando anche questo, quel 74° posto nel mondo per quanto riguarda la condizione della donna, in Italia non ce lo meritiamo nemmeno e considerando che siamo il Paese con il più alto numero di donne infibulate, la classifica dovrebbe scendere di almeno 30 punti; anche perchè può un Paese che si ritiene civile ad accettare con omertà e profonda ignoranza il fenomeno delle MGF?"


Continua su: http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2011/11/23/la-privazione-del-piacere/#wpl-likebox

venerdì 13 gennaio 2012

M.








Il mio ragazzo serio tutti i giorni
veniva a casa mia e mi guardava
ed era tanto bravo e mamma
diceva che lui era tanto bravo;

e mi guardava e non diceva niente
e non ha detto niente neanche quando
gli ho detto che ho baciato un marinaio
quando ero scesa giù in vacanza al mare

(ed ho rischiato che le mie compagne mi
tirassero i capelli;
ci hanno provato, hanno gridato che
sono venuta lì soltanto per

fare la stupida con i ragazzi,
i bei ragazzi come i marinai,
ma è stato lui che mi ha voluta, sono
bella e mi ha cambiata con un bacio).


Adesso il mio ragazzo serio dice
che non gli importa niente, che mi ama
lo stesso; ma di dentro io lo sento
ancora il sapore di quel bacio;

e mamma adesso cerca di insegnarmi
che tutto è capitato solamente
per l’errore terribile che ho fatto
di ascoltare il cuore;

allora grazie, mamma,
per avermi mostrato quell’errore
dandomi il gusto di perseverare;


e grazie al marinaio.



4 Agosto 2009


LEONARDO ASSO

giovedì 12 gennaio 2012

Uomini di lusso

Prefazione a Eva (1873):



“Eccovi una narrazione –sogno o storia poco importa- ma vera, com’è stata o come potrebbe essere, senza rettorica e senza ipocrisie. Voi ci troverete qualche cosa che vi appartiene, ch’è il frutto delle vostre passioni, e se sentite di dover chiudere il libro allorché si avvicina vostra figlia –voi che non osate scoprirvi il seno dinanzi a lei se non alla presenza di duemila spettatori e alla luce del gas, o voi che, pur lacerando i guanti nell’applaudire le ballerine, avete il buon senso di supporre che ella non scorga scintillare l’ardore dei vostri desideri nelle lenti del vostro occhialetto- tanto meglio per voi, che rispettate ancora qualche cosa.

            Però non maledite l’arte ch’è la manifestazione dei vostri gusti. I greci innamorati ci lasciarono la statua di Venere, noi lasceremo il cancan litografato sugli scatolini da fiammiferi.  Non discutiamo nemmeno sulle proporzioni; l’arte allora era una civiltà, oggi è un lusso: anzi un lusso da scioperati. La civiltà è il benessere, e in fondo ad esso, quand’è esclusivo come oggi, non ci troverete altro, se avete il coraggio e la buona fede di seguire la logica, che il godimento materiale. In tutta la serietà di cui siamo invasi, e nell’antipatia per tutto ciò che non è positivo –mettiamo pure l’arte scioperata- non c’è infine che la tavola e la donna.



            Viviamo in un’atmosfera di Banche e di Imprese industriali, e la febbre dei piaceri è l’esuberanza di tal vita.

Non accusate l’arte, che ha il solo torto di aver più cuore di voi, e di piangere per i dolori dei vostri piaceri. Non predicate la moralità, voi che ne avete soltanto per chiudere gli occhi sullo spettacolo delle miserie che create, -voi che vi meravigliate come altri possa lasciare il cuore e l’onore là dove voi non lasciate che la borsa, -voi che fate scricchiolare allegramente i vostri stivali inverniciati dove folleggiano ebbrezze amare, o gemono dolori sconosciuti, che l’arte raccoglie e che vi getta in faccia.”



GIOVANNI VERGA



P.S. Le immagini contemporanee che accompagnano il brano non sono state scelte per errore.

mercoledì 11 gennaio 2012

Dal fare al dire (2)

Da: Verso l’altra fiamma (1929)





“L’1 febbraio dell’anno corrente, demoralizzato, vinto, io avevo appena terminato tutti i preparativi per la mia partenza dalla Russia e mi trovavo nella mia camera dell’Hotel Passaggio, a Mosca, quando Victor Serge entrò, molto calmo, ma pallido come la morte […] Si trattava di un articolo abominevole […]:


            Il 26 di questo mese, la compagna Mar’ja Svirtsjéva, membro della direzione della casa n° 19 di via Jeliabov, entrò nell’appartamento del cittadino Russakov per esaminare le riparazioni che erano appena state eseguite. Il cittadino Russakov, inquilino principale, avvicinandosi a Svirtsjéva, le domandò rozzamente perché fosse venuta. […] La preparazione verbale dell’aggressione non fu lunga. Una delle donne, la figlia di Russakov, prese Svirtsjéva per la spalla, mentre Russakov la colpiva al viso. Tutti e cinque, Russakov in testa, trascinarono Svirtsjéva lungo il corridoio, fino all’anticamera, colpendola con tutto quello che capitava loro sottomano. […] È assolutamente chiaro che nel corridoio semibuio di un appartamento borghese ha avuto luogo una rissa di classe ben caratterizzata. […] Leningradskaja Pravda, 31 gennaio 1928.




            […] Il 3 febbraio, Russakov arriva improvvisamente da Leningrado, dove un mandato d’arresto era stato emesso contro di lui. Non è meno imperturbabile, coraggioso, perfino spavaldo: ‘Cosa vogliono da noi, quei banditi? Stavolta, sono definitivamente impazziti!’


E ci racconta, sinceramente, ingenuamente, la scena dell’aggressione.


            Prima provocatrice: Roitman, una giovane comunista, ebrea di Bessarabia, coinquilina dell’appartamento. La conosco. Vuole cacciare via i Russakov e prendere il loro alloggio. Sconfitta in tutti i processi che intenta al vecchio, decide, stavolta, d’accordo con lo Jakt (*), del quale la cavaliera Svirtsjéva, sua amica, è un membro importante, di fare il diavolo a quattro per obbligare i Russakov ad andarsene. Chi può resistere ad un comitato d’alloggio, quando una testa non gli va più a genio? E questo comitato delega Svirtsjéva e la invita a procedere ad un’ ‘ispezione’ dell’appartamento.


            Entra. Apre le porte. Russakov esce dalla sua camera e le chiede di fargli vedere il mandato che la incarica di questa ispezione.


‘Non ho alcun mandato da mostrare a speculatori e controrivoluzionari!’ grida lei.


A quelle parola, Ljuba, figlia di Russakov e moglie di Victor Serge –fragile creatura, incapace di offendere un gatto- interviene: ‘Ma, compagna, come potete insultare così mio padre? Voi sapete bene che è un rivoluzionario della prima ora, operaio alla fabbrica Samoilova…’


Un terribile pugno in pieno viso è la sola risposta; Ljuba stramazza, insanguinata, stordita.


‘Noi, allora, l’abbiamo presa in tre e trascinata alla milizia. Lei voleva scappare.’


[…] Quel poltrone di Russakov non le ha nemmeno assestato due buone paia di schiaffi.”




PANAIT ISTRATI


(*) “Cooperativa dell’alloggio”