Passa ai contenuti principali

Una fiaba senza evasione



"E vissero per sempre felici e contenti". Ci abbiamo quasi creduto -forse- tutti, ascoltando le fiabe della nostra infanzia. Sentivamo sciogliersi la tensione narrativa e la storia si chiudeva insieme ai nostri occhi, abbandonandosi al sonno e ai sogni. Una caratteristica che non è certo sfuggita agli ideatori della saga di Shrek.
Era già evidente nel primo capitolo, che giocava con gli stereotipi della donzella in pericolo, del drago, dell'orco e dell'idilliaco matrimonio finale. Nulla era al suo posto: il promesso sposo era un farabutto, l'orco era il salvatore, la donzella non era affatto indifesa e il drago si rivelava essere una fascinosa draghessa, sensibile alle lusinghe di... un Ciuchino. Uno spirito, se vogliamo, "postmoderno", che si volge al passato per giocare con esso, scomporlo e ricomporlo in modo straniante.
La saga è proseguita su questa strada in Shrek 2, di recente riproposizione televisiva. La seconda puntata risponde, forse, ad alcune ovvie domande: per esempio, dov'è finito il Principe Azzurro? Il belloccione plastificato arriva giusto in tempo per essere accolto dal lupo di Cappuccetto Rosso, nell'inconfondibile tenuta nonnesca. Nel frattempo, il viaggio di nozze fra i due eroi prosegue sereno, ma con nuvole rosa molto simili a quelle dei comuni mortali: foto ricordo, spiagge, passeggiate al chiaro di luna. Il nido d'amore è la cara, vecchia casetta nella palude, lasciata però nel caos da un custode come Ciuchino, che si sollazza sul divano senza smistare la posta, né innaffiare i fiori.
Si giunge, infine, ad un passo canonico, talora atteso, talora temuto da tante coppie del "mondo reale": la presentazione alla famiglia. Al di là di castello e corone, questa famiglia di fiabesco non ha nulla. Pregi e difetti sono quotidiani; la tensione è quella di un incontro vero; l'ambiente è più borghese che regale. Sembra abbastanza ovvio che la presenza dell'orco non rispetti i canoni di questa "famiglia per bene", che, nel cassetto, custodiva già un destino "al meglio" per la principessa.
Entrano dunque in scena i "cattivi" della storia. E, una volta tanto, sono proprio loro: il Principe Azzurro e la Fata Madrina. Simboli di una felicità facile, dei ex machina che ci hanno rassicurato da bambini. In Shrek 2 svelano un volto inedito: quello della perfezione infida, di un "e vissero per sempre felici e contenti" che non convince. Perché dietro di esso ci sono convenzioni, pregiudizi, un paradiso glamour che è tutto di facciata. Azzurro (la definizione è ormai tanto ribattuta da essersi fatta nome proprio) è un bellimbusto standardizzato che rinvia ai maschietti dei più triti show televisivi. La magia della Fata Madrina ha perso il mistero di un'antica sapienza, per divenire fabbricazione in serie di pozioni per ogni occasione di mercato. Una fata consumista, distributrice di doni preconfezionati e che non esita ad impugnare l'arma del do ut des: reclama il destino della principesca figlioccia come prezzo d'un antico favore al padre di lei.
Questa "reginetta del jet set" non può mancare alla festa da ballo di Molto Molto Lontano. A dispetto del nome, sembra un mondo molto, molto vicino. I riflettori ed il tappeto rosso sono quelli degli eventi mondani trasmessi in televisione; perfino lo Specchio Incantato sembra funzionare con un tubo catodico. Il sollievo più grande è proprio lo scompiglio portato in questo "bel mondo" dai protagonisti, soprattutto il "politicamente scorrettissimo" Ciuchino. Il finale è "quello che ogni principessa desidera: vivere per sempre felice e contenta... con l'orco che ho sposato". Un serissimo sberleffo alla convinzione che gli orchi non possano "vivere felici e contenti", a stilemi che rischiano di diventare puro e semplice vecchiume. Trionfa la legge del feeling, che è legge per se stesso. Che la principessa abbia avuto "il meglio della vita" può essere dubbio per qualcuno; però, direbbe Italo Svevo, "la vita non è né brutta né bella, ma è originale".
Una fiaba che rinnega la fiaba ed invita a buttarsi nella contraddittorietà dell'esistenza, nel flusso di trionfante non-senso che unicamente ha diritto di essere detto Vita. Una Vita che si spegnerebbe, qualora le maschere create dalle convenzioni riuscissero ad incastrarla.




Commenti

  1. Meditazione nata da una pigra serata davanti alla TV, con il mio cuginetto quattordicenne... xD

    RispondiElimina
  2. Be', il primo e il secondo di questa serie di film sono carucci.

    RispondiElimina
  3. A proposito: la nostra Fioretta, su FB, ha commentato: "Lode al tuo cuginetto e alle pigre serate, è proprio un bell'articolo! :) Anche il film è molto godibile; a parte il fatto che l'animazione è fatta strabene, riesce - e non è cosa da poco - nell'impresa di far ridere senza essere volgare. Non che la volgarità faccia ridere, ma a buttar l'occhio sui cinepanettoni si direbbe che c'è chi crede il contrario.
    Il regno che sembra Molto, Molto Vicino è un'ottima definizione! :)"
    E' sempre tanto cara <3... spero che trovi il modo di iscriversi al blog! ;-)

    RispondiElimina
  4. Fra l'altro, io e il mio cuginetto pensiamo di "farci" fedelmente anche il seguito, sabato prossimo... "Shrek 3", che io non ho ancora visto! Se non sarà all'altezza dei primi due, pazienza... Intanto, la riflessione è già stata ricavata. ;-)

    RispondiElimina

Posta un commento

Si avvisano i gentili lettori che (come è ovvio) non verranno approvati commenti scurrili, offese dirette, incitazioni all'odio di qualunque tipo, messaggi che violino la privacy o ledano l'onore di terzi. Si prega di considerare questo blog come uno spazio di confronto, così come è stato fatto finora, e non come uno "sfogatoio". Ci scusiamo per eventuali ritardi nella pubblicazione dei commenti: cause (tecnologiche) di forza maggiore. Grazie.

Post popolari in questo blog

Letteratura spagnola del XVII secolo

Il Seicento è, anche per la Spagna, il secolo del Barocco. Tipici della letteratura dell'epoca sono il "culteranesimo" (predilezione per termini preziosi e difficili) e il "concettismo" (ricerca di figure retoriche che accostino elementi assai diversi fra loro, suscitando stupore e meraviglia nel lettore). Per liberare il Barocco dall'accusa di artificiosità, si è cercato di distinguere una corrente "culterana", letterariamente corrotta e di contenuti anche immorali, da una corrente "concettista", nutrita dalla grande tradizione intellettuale e morale spagnola. E' vero che il Barocco spagnolo vede, al proprio interno, vivaci polemiche fra autori (come Luis de Gòngora e Francisco de Quevedo) e gruppi. Ma l'esistenza di queste due contrapposte correnti non ha fondamento reale. Quanto al concettismo, è interessante notare come esso sia stato alimentato dalla significativa definizione che di "concetto" ha dato Francesco

Farfalle prigioniere, ovvero La vita è sogno

Una giovane mano traccia le linee d’una farfalla. Una farfalla vera si dibatte sotto una campanella di vetro. La mano (che, ora, ha il volto d’un giovane pallido e fine) alza la campanella. L’insetto, finalmente libero, si libra e guida lo spettatore nella storia del suo alter ego, la Sposa Cadavere.              Così come Beetlejuice , The Corpse Bride (2005; regia di Tim Burton e Mike Johnson) si svolge a cavallo tra il mondo dei vivi e quello dei morti, mostrandone l’ambiguità. A partire dal fatto che il mondo dei “vivi” è intriso di tinte funeree, fra il blu e il grigio, mentre quello dei “morti” è caleidoscopico, multiforme, scoppiettante. A questi spettano la gioia, la saggezza e la passione; a quelli la noia, la decadenza, l’aridità. Fra i “vivi”, ogni cosa si svolge secondo sterili schemi; fra i “morti”, ogni sogno è possibile. Per l’appunto, di sogno si tratta, nel caso di tutti e tre i protagonisti. A Victor e Victoria, destinati a un matrimonio di convenienza, non è co

"Gomorra": dal libro al film

All’inizio, il buio. Poi, lentamente, sbocciano velenosi fiori di luce: lividi, violenti. Lampade abbronzanti che delineano una figura maschile, immobile espressione di forza.   Così comincia il film Gomorra, di Matteo Garrone (2008), tratto dal celeberrimo libro-inchiesta di Roberto Saviano. L’opera del giornalista prendeva avvio in un porto: un container si apriva per errore, centinaia di corpi ne cadevano. Il rimpatrio clandestino dei defunti cinesi era l’emblema del porto di Napoli come “ombelico del mondo”, dal quale simili traffici partono ed al quale approdano, da ogni angolo del pianeta. Il film di Garrone si apre, invece, in un centro benessere, dove regna un clima di soddisfazione e virile narcisismo. Proprio qui esplode la violenza: tre spari, che interrompono il benessere e, al contempo, sembrano inserirvisi naturalmente, come un’acqua carsica che affiora in un suolo perché sotto vi scorreva da prima. Il tutto sottolineato da una canzone neomelodica italiana: i