domenica 18 settembre 2011

Intimo colloquio

“Non temere” sussurri, piegando i tuoi grappoli d’onde
sui miei pensieri fiochi, sulle ombre del silenzio;
intorno a noi, la Sera riempie la stanza con i lembi
sapienti della veste e un sorriso d’intuizione.
Questo è il tuo mondo, farfalla dalle labbra infanti
le  cui risa si fanno boccoli di colori.
Lo credevo diverso, troppo vago per il mio cuore
che traccia a linee nette di parole il suo volto.
La tua stanza riflette il caos gioioso d’un eterno
gioco a cui sfidi il pianto e il ner peso della terra;
non avresti capito –pensavo- la cura discreta
con cui poso, ogni giorno, un’altra pietra di vita.
Non c’è gioco nell’arte di plasmare il mio mondo strano,
forse troppo pensiero –e di me ride l’inconscio.
Così ti ho lasciato sulla mia porta, nell’attesa
che si aprisse al tuo aroma di freschi campanelli.
Ed infine la Sera ti ha portato, nuova di rore,
a dirmi una saggezza sorella del mio cuore;
la tua mano ha donato l’ultima pietra al mio universo
e, con una parola, l’hai appeso alle stelle.
Ti ho conosciuto, allora, madonna dalle labbra infanti
le cui risa si fecer mio soccorso in un bacio.

Menzionata per la Provincia di Brescia al 14° concorso “Poesia a Caslino”, bandito dalla Fondazione Gennari di Caslino d’Erba (CO), sezione D (“Università”), 2011

mercoledì 14 settembre 2011

La tessitrice di parole

<<Hai capito cosa faccio alle parole?>> ha sussurrato. <<Le corteggio, le prendo per mano e le intreccio in tessuti completamente nuovi...>>

I poeti
Noi siamo l'Occhio mischiato al rumore
che risale dai visceri feroci
della vostra civiltà di sudore.

Con dita di nebbia, sfogliam le voci
tessute, come le aranee, ai crocicchi
fra le braccia di metalliche croci;

ne rubiamo tremuli, implumi scricchi
e li portiamo nelle nostre alcove
per farne parola che il sole appicchi.

Il nostro passo è brezza che muove
i muri macchiati e i cartelli stinti,
lasciando tremori e carezze nuove.

*   *   *
Forse ti han tessuto dita di vetro,
nell'antro ove si rifugia la luna
ed ululan le voci senza verbo.
Scivoli dalle porte dei Sogni
ed il dormiente beve dal tuo ciglio
il ner che inebria e l'argento che uccide.
Poi, in un soffio, tu gli riapri gli occhi
e sorridi -spruzzando acqua sul cuore.

*   *   *


L'immortale
Πάντα  ‘ρε̃ι ‘ώς ποταμός. (ERACLITO)


I miei ricordi son come le bolle
della gioia d'un folle.
Ho sfogliato i miei giorni come rose
e ho ascoltato la danza
dei lor petali alle cune muscose
che apre il Tempo nel suo corpo di colle.
I miei ricordi son come le bolle
della gioia d'un folle.
M'ha dato il piacere di un sogno nero
che si scioglie in un lago,
vasto qual notte e qual secol leggero,
che sfiorano mulinelli di folle.
I miei ricordi son come le bolle
della gioia d'un folle.
E adesso che ho mill'anni -e forse ancora-
sento d'acqua l'asfalto
sotto i piedi; bussa lo Spleen talora
e strappa della Storia l'oppio molle.
I miei ricordi son come le bolle
della gioia d'un folle.
Da: Erica Gazzoldi, "La tessitrice di parole", Marco Serra Tarantola Editore (Brescia, 2011) : http://www.facebook.com/La.tessitrice.di.parole

martedì 13 settembre 2011

A Silvia Avallone

o                                                       

Gentile Silvia Avallone, ieri ho terminato di leggere "Acciaio". Sto ancora rielaborando le (ottime) impressioni che mi ha lasciato. Del resto, trovo che in un romanzo sia apprezzabile soprattutto questo: la capacità di lasciare al lettore una miriade di punti interrogativi, come tante piccole porte. Verrebbe voglia di definire la tua opera "verista", per il vivido ritratto della realtà che descrive e l'evocazione di una piccola, vivissima comunità. Tuttavia, è evidente il soffio di sensibilità femminile che lo pervade e regge, cosa che lo distingue dal Verismo comunemente detto. Non si può dire che il romanzo sia basato sui "colpi di scena"; tuttavia, sorprendono i ruoli dei personaggi, che sembrano quasi rovesciarsi -in alcuni casi- nel corso della narrazione. Alessio, per esempio, sembrava una figura secondaria; invece, la sua morte profetizza la fine dell'acciaieria e precede la svolta nei rapporti fra le amiche. Lisa, la "sfigata", sarà invece colei che scriverà la storia e vi troverà un senso, addirittura vedendo più lontano delle protagoniste.
Interessante i paragoni, più o meno sottintesi, tra l'attività dell'acciaieria e gli istinti sessuali. Come se la lotta per la sopravvivenza, il lavoro duro e il desiderio primordiale salissero dallo stesso bacino magmatico.

Non è assente il simbolismo: si pensi alle "Alghe" che denominano la seconda parte del romanzo, testimoni e segni dell'amore ancora non confessato fra Anna e Francesca. In questo senso, il porto abbandonato dove le alghe regnano coinciderebbe con l'Es freudiano, la parte della psiche composta dalle pure pulsioni, quel rifugio dove "potevi anche spogliarti nuda e gridare le peggio cose, le parole oscene..." Non a caso Mattia, il fidanzato di Anna, avverte subito il carattere conturbante del luogo.
Il porto abbandonato è anche la dimora dei gatti randagi, che incarnano nel modo più icastico quella lotta per la sopravvivenza che pervade le vicende dei personaggi. La morte dell'operaio Alessio è accostata proprio a quella -assai simile- di un gatto, accidentalmente investito da un treno vergelle. L'episodio mostra chiaramente come la sorte di un uomo possa, talora, essere desolata quanto quella di un animale vagabondo e, come essa, feroce. Allo stesso tempo, ci sono significativi particolari che fanno da controcanto alla retorica della lotta di classe: Alessio muore non per una negligenza di chi dirige l'acciaieria, ma -indirettamente- proprio a causa dell'amore fra lui e la manager, Elena; inoltre, il conducente del treno vergelle era il suo migliore amico, lo stesso che aveva inoculato il germe della crisi nel rapporto fra le protagoniste. Come a dire che la causa di una disgrazia non è quella che sembra ovvia, ma si nasconde in una rete di rapporti invisibili.
Temo che molte cose, ancora, debbano essere dette, ma non possano in questo frangente. Del resto, "Acciaio" conterà ormai innumerevoli recensioni e commenti. Mi limito ad aggiungere un parere personale: il "personaggio scrittore" è Lisa... ma io non vi trovo nessuna somiglianza con Lei. ;-)
La ringrazio per l'attenzione e Le porgo cordialissimi saluti, nell'attesa di veder pubblicare nuove Sue opere. [...]Passerò sicuramente una splendida estate, anche se non sull'isola d'Elba, il "paradiso"... o forse, la vera "Urmutter" (madre primigenia) dei personaggi di "Acciaio", l'inizio e la fine delle loro storie diverse e centripete.


o                                                        (Su: Silvia Avallone, “Acciaio”, Rizzoli, 2010)

Erica Gazzoldi e Delia Vaccarello



Cara Delia, ho appena finito di leggere il tuo romanzo, "Quando si ama si deve partire". Ricercavo in esso la prosa magica e scorrevole di "Amore e vendetta", non rimanendo delusa. Credo che il fascino del tuo stile sia proprio nella sua naturale commistione di narratività e lirismo, nel suo scorrere liscio come un canto. La tua penna guida con perizia e stupore nei meandri della psiche; ciò è evidente soprattutto quando descrivi i sogni dei personaggi. Mi ha colpito il ruolo riservato al cucciolo ritrovato e seppellito da Angela: attraverso i suoi ricordi e la rielaborazione del suo inconscio, acquista una sorta di significato assoluto, diviene simbolo ricorrente e fa riemergere il trauma infantile della protagonista. Un altra sfumatura che vorrei sottolineare è lo "sguardo d’acqua" di Andrea, che sembra suggerire un’ermeneutica del mondo.Mi sono piaciute ripetizioni studiate: quella del ricordo di Cesare nel suo stesso funerale e quella delle impressioni di Tamara davanti al padre defunto, che sono le stesse di Angela davanti all’inespressività dell’amante. Il tuo romanzo ha lasciato in me impressioni durature, che ritorneranno più volte, come formule di un incantesimo mai compreso fino in fondo. http://quandosiama.blog.tiscali.it/2008/07/25/quando_si_ama_si_deve__partire_1915625-shtml/
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http://evvivalaneve.blog.tiscali.it/2010/12/31/aprono-la-mente-le-storie-di-evviva-la-neve-nei-commenti-dei-lettori-e-delle-lettrici-il-miglior-augurio-per-tutti-di-un-ottimo-anno-e-di-un-ottimo-futuro/comment-page-1/?doing_wp_cron
Cara Delia, le biografie raccolte in “Evviva la neve” mi hanno letteralmente aperto una finestra su una realtà di cui si parla spesso, ma superando raramente i limiti del gossip. Di transessualità avevo sentito discutere più volte, ma da lontano; tu, invece, porti “la torcia al fondo della caverna”, usando un’espressione coniata per le tragedie alfieriane. Ho seguito la cronaca dell’intervento su Daniela come se fossi stata presente, con commozione e tensione. Mi sono resa conto che una simile transizione, di solito vissuta con sconcerto da chi la osserva esternamente, ha molto in comune con lo schiudersi di una crisalide o lo sviluppo embrionale. O, forse, il paragone è possibile anche con l’arte. Pensando ai protagonisti delle vicende descritte, mi venivano in mente i “Prigioni” di Michelangelo Buonarroti: figure che lottano per uscire dal blocco marmoreo che le rinchiude, destinate dallo scultore a rimanere “in divenire”, come dice Porpora Marcasciano.
Per quanto riguarda le mie convinzioni precedenti, mi era capitato di imbattermi in un documentario (su LA7, credo) che parlava di transessualità ed intersessualità (ma senza la partecipazione umana che anima i tuoi racconti). Condividevo la convinzione di molti che l’identità sessuale non fosse arbitraria ed ho visto che per trans e transgender ciò è più vero che mai. Adattare il corpo alla propria anima non è scelta, ma bisogno irrinunciabile, come ti sei adoperata per far capire.
Credo che in molti sentano questa necessità, anzi, tutti, pur senza dover farsi riattribuire il sesso. Ogni giorno adattiamo il corpo al sentire, curandoci, vestendoci, scegliendo ideali estetici o stili che sentiamo come nostri. Arrivare a provare ripugnanza per i propri organi, però, mi sembra una prova che va al di là di tutto questo e che rende ancora più preziosa la propria identità, sessuale e non solo. Certamente, la lettura di “Evviva la neve” farà passare a molti la voglia di gossip e battute scadenti.

A Davide Castiglione



Caro Davide, ho appena terminato di leggere "Per ogni frazione". Una lettura non facile, che mi ha fatto tornare più volte sullo stesso punto. Per la tua poetica, parlerei di "ermetismo cerebrale", se ti piace questa espressione. Nei percorsi arditi delle parole, il filo che mi guidava era una situazione o un luogo, che aveva innescato la catena delle associazioni poetiche. Cercavo così di calarmi in te, per rivivere le riflessioni, prima ancora che capirle. Ho perciò visto che le tue liriche sono quanto di più vicino sia possibile allo scheletro del pensiero. Anziché costruirvi sopra discorsi pastosi, l'hai distillato e portato alla luce. Esso si ritrova sulla pagina, nitido e adamantino. Questa -credo- è la forza dei tuoi versi. :-)

Su Per ogni frazione, Campanotto Editore

A Dario Bertini



Caro Dario, ho da poco terminato di leggere la tua raccolta. Il titolo è efficacissimo; mi è piaciuta l'allusione alla "distillazione del senso". Così, appunto, mi sono parsi i tuoi versi: un distillato di autobiografia, tanto puro da superare i confini della pura e semplice esperienza personale. Leggendo i tuoi versi, ho cercato di (ri)viverli in prima persona, per quanto è possibile. Ti ringrazio di questi momenti che regali... di contrabbando. ;-)

Su "Distilleria di contrabbando", Edizioni Cardano