giovedì 17 agosto 2017

Pausa zen - Torneremo fra qualche giorno

Buongiorno a tutti! Scrivo per avvisare che, dal 18 al 21 agosto, sarò inattiva e non rispondero' a eventuali commenti, perché parteciperò a un ritiro zen. Ci risentiremo prossimamente... Mille gassho!

lunedì 14 agosto 2017

Carla Strippoli - #SoloperteGA (Nulla die Ed.)


"Un misto di generi d’intrattenimento comporta la lettura di una storia qualunque, per infondere delle confessioni riprese con la videocamera.

La diretta virtuale si frantuma in venti capitoli, con una sincerità di base su cui l’immaginario fa la propria parte in maniera alquanto spassosa e trasgredendo certi dettami morali. 

Effettivamente ci si pone dinanzi alla narrazione di un’invenzione; con l’autrice che c’ha messo del suo fino a piangere, gettando parole sui fogli spesso e volentieri quando fuori era buio pesto, domandandosi quale errore c’era da scontare oltre all’infinito sentimento che nutriva per un individuo che pensava ad altro illudendola sul fatto che persistesse un’attrazione reciproca.

La scrittrice in fase di sperimentazione non fa altro che rischiare una vita, un racconto da inoltrare, che ritiene che sia paurosamente retorico senza se né ma, per non dire ridicolo; riflettendosi nella figura di un’ammiratrice incallita, alle dipendenze del proprio mito vivente, contattabile sul web.

In questo diario dai minimi particolari e dalle massime origini il tema non si diversifica affatto, i concetti sull’amore vengono ribaditi attivamente per smussare l’esclusiva sulla coscienza in seno a una donna che si getta nello specchio col pericolo di rimbalzarci e mandarsi affanculo; in dotazione di una presenza fisica che si lascia sfaldare dall’inarrivabile.

Trattasi forse di quell’impeccabile invito alla pazzia, da leggere e rileggere all’infinito, a tal punto da sentirsi nella comunicazione consacrati alla faciloneria e stracciarlo, per ricomporlo come se non l’avessi già a portata di mano come di pensiero, o magari confinarlo in un contenitore di brutte copie, lungi dall’intimarle, anche se conviene sempre agevolare l’ascolto di un simile se non di un estraneo senza ruggire virtualmente, con l’immaginario; bensì realmente, per schiarire quantomeno le buone maniere e pretendere saggiamente dell’affetto.

L’incomprensione latita, è la verità che attanaglia completamente il lettore che vuol sentire di sapere se l’amore per una persona aderisce a un reimpostabile senso di quiete invece di generare angoscia e per giunta a sproposito, cioè a scapito del valore dell’uguaglianza già di per sé utopico…!
 
carla strippoli #soloperteGA
#SoloperteGA di Carla Strippoli
(Nulla die Ed.)
In questa storia, di una persona qualunque, il lettore ha libera facoltà d’inquadrare un procedimento esistenziale irrefrenabile e di certo eccessivo dacché riconducibile alla cattiva stella che una persona da sogno fa brillare fatalmente.

La protagonista deve comprendere quale limite ha varcato, che può riguardare l’intelletto (ma in malafede) o l’ingenuità (fagocitando comunque il buonsenso); allo strenuo in ambedue i casi del timore di non essere accettata, pari a quello di venire a capo di qualsiasi emozione… e dunque di una sensibilità che si rivela inopportuna, a differenza dei temerari per l’appunto, di coloro che sembrano polverizzare tutti gli ostacoli.

L’immaginario in questo libro può spalancarsi fino a essere soggetti alla censura; tale raccomandazione però precipita nella concezione del sentimento profondamente unilaterale che attende il suo sviluppo assistendo all’esposizione universale dell’assenza di un uomo, della presenza di un personaggio che si libera in un sogno rosato e più forte di qualsiasi marasma virtuale."


domenica 13 agosto 2017

Con lo stomaco e il cuore: Vincenzo Kira

Vincenzo Kira è un rapper emergente e tutto pepe… anzi, tutto peperoncino salentino. Per l’uscita del suo singolo Brazzers, abbiamo voluto scambiare quattro chiacchiere con lui. 
Vincenzo Kira rapper
Vincenzo Kira

1)      Brazzers non è sicuramente il tuo primo brano. Hai già alle spalle diversi pezzi, tutti incentrati su forme di follia quotidiana e male di vivere. Possiamo definire il tuo "un rap nichilista"?

Il mio rap trae ispirazione da svariati fattori: le mie esperienze di vita, ciò che ho intorno e percepisco, la stessa musica (non solo hip hop), diverse forme d'arte e di lettura come film, cartoni, fumetti, libri... Di conseguenza, ai libri si aggiungono le varie correnti filosofiche e letterarie, tra le quali il nichilismo. Ma posso assicurarti che quest'ultimo è solo uno dei tasselli che compongono il puzzle, un puzzle (appunto) fatto di follia.

2)      Il rap nasce negli Stati Uniti come "musica di strada": voce degli emarginati, degli arrabbiati, dei poveri e dei vogliosi di riscatto. Cosa significa fare rap in Italia, oggi? Che tipo di rabbia si urla?

Sicuramente, io ho iniziato a fare rap per quel motivo; ma, oggi come oggi, noto che chi sta iniziando ad approcciarsi al genere,più che per rabbia, lo fa per moda, ignorando che il rap è solo una componente di una vera e propria cultura chiamata hip hop. Chi si approccia oggi, mi dà l'impressione del bambino che vuole fare il calciatore o della bambina che vuole fare la modella. Nell'immaginario collettivo, è cambiata l'immagine del rapper: non viene più collegata al personaggio scomodo e politicamente scorretto, bensì ad uno "strafigo" pieno di soldi e di capi firmati.
 
Stomako Vincenzo Kira
La copertina dell'album Stomako,
di Vincenzo Kira.
3)      Nei tuoi brani, è evidente il disgusto per la corruzione politica, che riconosci come frutto della mentalità diffusa nella cittadinanza intera. Fuoco al Belpaese è emblematico, in questo senso. Eppure, sia questo pezzo che il più salentino Welcome sottolineano un senso di attaccamento ai luoghi in cui sei cresciuto e a tutto ciò che consideri "tuo". Rabbia e amore: come possono convivere?

Oddio… Fuoco al Belpaese è il mio primo videoclip! Se mi riguardo e mi riascolto. mi sto sul c***o da solo [risata imbarazzata]. Mi pare un' accozzaglia di luoghi comuni, ma… diciamo che l'intenzione c'era. In Welcome, mi sto già più simpatico; comunque sia, rabbia e amore convivono quando ti senti appartenere al luogo in cui sei nato e cresciuto, ma la maggior parte delle persone che vive insieme a te comincia a fartelo odiare, compreso chi ti è più vicino. È sempre l'essere umano a rovinare tutto, ed io non sono certamente escluso.

4)      Ti è caro Shinigami, figura della mitologia giapponese che è una sorta di "dio della morte". Inneggiare alla distruzione e ai giustizieri può essere deleterio, ma... non c'è una voglia di vita nuova, dietro questo tipo di sentimento?

Sinceramente, non ci ho mai fatto caso, ma può essere molto probabile… Magari, il mio Shinigami si è accorto da tempo di questa voglia di vita nuova, molto prima di me...

5)      Brazzers è tratto dall'album Stomako, recante il nome dell'organo che più d'altri registra le nostre emozioni. Potresti dire che è lo stomaco la tua musa ispiratrice?

Sicuramente, è tramite esso che cerco di riportare in rima i miei sentimenti più crudi, più schietti, quelli più inconfessabili, dicendo ciò che magari, nella vita quotidiana, forse per via di quelle regole non scritte imposte dalla società, non direi mai, mettendo così in risalto il mio lato più grottesco. 
Brazzers Vincenzo Kira
La copertina di Brazzers,
il nuovo singolo di Vincenzo Kira.

6)      Brazzers tratta della pornografia sul web. Il testo recita: "fobia di altri esseri umani". L'autoerotismo digitale, dunque, è uno dei modi in cui si manifesta la generale difficoltà a relazionarsi?

Certo! Tutto ciò che è "social , chat erotiche comprese, ci sta "asocializzando". Per esempio: tempo fa, riuscire a guardare un porno era molto più difficile; quindi, quando lo si guardava, era tutto molto più enfatizzato. Oggi, invece, basta estrarre lo smartphone dalla tasca che la pornografia t'invade. Ti svelo un piccolo segreto che riguarda un po' tutti i maschietti e che forse nessuno ti dirà mai: anni fa, quando praticavo auto-erotismo, usavo molto di più l'immaginazione. 


sabato 12 agosto 2017

"Essere o apparire..." Il ritorno del dilemma

Le Muse dell’Onirico, compagnia teatrale manerbiese, sta portando sulle scene della Bassa bresciana e cremonese la sua recente commedia: “Essere o apparire: questo è il dilemma”. Essa è stata tratta da “Fumo negli occhi”, di Faele e Romano (2002); l’adattamento del testo si deve al regista Davide Pini Carenzi e alla direttrice artistica, Daniela Capra. Quest’ultima, in particolare, si è occupata di inserire brani dialettali, per riprodurre il “bilinguismo” delle baruffe domestiche. Pini Carenzi si era anche occupato dell’allenamento degli attori; luci e suoni erano a cura di Augusta Capra (meglio conosciuta come “Janita”, per via della sua orchestrina di musica da ballo).
           
essere o apparire le muse dell'onirico
Carlo Brandolini (Ennio Donini)
con la signora De Marchi (Valeria Tirelli).
Le Muse dell’Onirico si erano presentate ai manerbiesi durante la Shopping Night del dicembre 2016, interpretando personaggi ottocenteschi in stile Charles Dickens, per le vie della città; in occasione del Carnevale 2017, si sono trasformati nei conti Luzzago, danzando anche un minuetto nel Palazzo Comunale. “Essere o apparire: questo è il dilemma” era già andata in scena al Teatro Sociale di Quinzano d’Oglio e al Teatro Gonzaga di Ostiano. Il 14 luglio 2017, è stata la volta di Bordolano, all’agriturismo “La Corte dei Semplici”. L’evento prevedeva anche un buffet.
            Questa è la trama della commedia: Carlo Brandolini (Ennio Donini) è direttore di banca. A suo carico, c’è la moglie Teresa (Daniela Capra), coi figli Lello (Giancarlo Maggini) e Patrizia (Erica Gazzoldi). Potrebbero vivere con un certo agio, grazie allo stipendio di Carlo. Peccato che le manie di grandezza della moglie e le pretese dei figli abbiano portato la famiglia sull’orlo della rovina finanziaria. Ma Teresa non demorde. Vuole la domotica (robotica da casa), un’antenna parabolica inservibile, il ritratto di un (finto) antenato e (dulcis in fundo) una domestica: Marietta (Sara Tomasoni), novella Colombina. Troppi cambiamenti e troppo in fretta, come ripete ossessivamente la lunatica zia di Carlo (Elisabetta Provezza). Ma perché tutto questo? Per gettare fumo negli occhi della dirimpettaia, la signora De Marchi (Valeria Tirelli). Costei è la moglie di un subordinato di Carlo, nell’organizzazione bancaria; eppure, il suo stile di vita è molto più splendente di quello che i Brandolini possono permettersi. Teresa si macera nell’invidia, non sapendo come dimostrare ai De Marchi la superiorità sociale sua e del marito. La sua follia si spinge fino a chiudere in casa la famiglia per tre giorni, per far credere ai vicini di essersi concessi un weekend a Capri. Proprio quando lo stratagemma sembra essere riuscito, avviene una successione di imprevisti, compreso l’arrivo di un ladro gentiluomo (Franco Bressanin).
            Insomma, una storia che fa ridere sulla scena e farebbe piangere nella vita di tutti i giorni. Concetti come “onore” e “decoro della famiglia” (perennemente sulla bocca della signora Teresa) sembrerebbero vetusti; ricordano quell’Ottocento in cui un ufficiale non poteva sposarsi, se le sue rendite non erano sufficienti a mantenere uno stile di vita adeguato al grado. Invece, “Fumo negli occhi” era ambientato alla fine degli anni Sessanta. E trasferirlo ai giorni nostri è stato inquietantemente facile. Le complici risate del pubblico a ogni replica dimostrano la pertinenza del testo con la sensibilità degli odierni. Ma, almeno sul palcoscenico, c’è un lieto fine.

Paese Mio Manerbio, N. 123 (agosto 2017), p. 14.