venerdì 15 settembre 2017

Rumori molesti, delfini rossi... e altri suoni



Il cantante dei Red Dolphins.
Sul finire dell’estate, puntualissima, è arrivata la Festa della Musica: l’occasione in cui la Civica Associazione Musicale Santa Cecilia di Manerbio raccoglie fondi allietando la cittadinanza. Dal 24 al 27 agosto 2017, l’Area feste di via Duca d’Aosta si è riempita di suoni e profumi (di cibarie, ovviamente). Lo stand gastronomico e il bar aprivano all’ora di cena, per sfornare piatti classici: polenta, gorgonzola, “pa e salamìna”, casoncelli, tagliata, polletto, patatine, affettati, anguria. Naturalmente, un chiosco preparava zucchero filato e crêpes dolci per i più piccoli, ai quali erano proposti anche giochi gonfiabili e tavolini da disegno. I membri più giovani della “Santa Cecilia” (sul cui coinvolgimento l’organizzazione ha contato molto) servivano ai tavoli, mentre i “senior” cucinavano e curavano i retroscena.
            Per non smentire il nome della festa, però, il piatto forte era la musica. Le serate sono cominciate con l’ironico nome dei Rumori Molesti. Il 25 agosto, sul palco, sono invece saliti i Red Dolphins (“Delfini Rossi”): anche questo un nome singolare, costruito sulla consonanza col cognome di Fabiano Redolfi, il fondatore. I loro pezzi hanno catapultato il pubblico nella società afroamericana degli anni ’40-’50: stigmatizzata dal razzismo, ma anche vivaio di un’arte accesa e disinibita. I Red Dolphins, per l’appunto, coltivano il jazz e lo swing. La parte orchestrale della band si compone unicamente di strumenti acustici, per riprodurre i suoni dell’epoca. 
I Batmen
            La sera successiva ha puntato invece su un “effetto nostalgia” tipicamente locale: quello che coglie i manerbiesi ogni volta che suonano i Batmen. È inconfondibile il loro repertorio, misto di rock e musica leggera. Hanno proposto, fra gli altri, i Pooh di “Uomini soli” (1990) e di “Pierre” (1976), il Charles Aznavour di “Lei” (1974) e i Nomadi di “Mille e una sera” (1971). Parlando di “effetto nostalgia”, non sarebbe certo potuta mancare “Dite a Laura che l’amo” (1967) di Michele. Così pure “Apache” di The Shadows  (1960). Di sicuro effetto era la cover di “My Way” (1968) di Frank Sinatra.
            La domenica conclusiva, come sempre, ha fatto precedere la serata finale da un ricco aperitivo musicale. Ad allietare i presenti erano The Sunrises, accompagnati sul palco (per l’occasione) da numerosi amici. Il repertorio si è così fatto decisamente anglofono, con pezzi come “I’d Rather Go Blind” (1968) di Etta James e “The Neighbor’s Song” (2010) dei Lake Street Dive. Ma c’era posto anche per Mina, con “Oggi sono io” (2006). “Sunrise” (2004) di Norah Jones suonava alquanto emblematico, nel contesto.
           
I Whole Lotta Shakers
Quando è calato il buio, il palco è passato ai Whole Lotta Shakers, gruppo rockabilly che, in quell’occasione, ha salutato il sassofonista Antonio, prossimamente allievo del Conservatorio di Losanna. Il nome della band deriva dalla canzone “Whole Lotta Shakin' Goin' On” (1964) di Jerry Lee Lewis: come hanno spiegato i ragazzi, si trattava di un brano originariamente country e malinconico, rivoluzionato per diventare rock e inno giovanile. E un po’ di sano “scuotimento” (visto che “Shakers” significa “scuotitori”) è stato portato dalla loro musica, con pezzi come “Route 66” (1946) di Nat King Cole o “C’mon Everybody” (1958) di Eddie Cochran. Li hanno accompagnati anche le voci femminili di Valentina e Martina - per quanto abbiano temuto, a un certo punto, di essere stati abbandonati dalle “loro” donne. Così, con una scossa, se ne va anche l’estate.



Paese Mio Manerbio,  N. 124 (settembre 2017), p. 10.

mercoledì 13 settembre 2017

Passaggi musicali

Passaggi musicali sotto i portici
della Biblioteca Civica di Manerbio
L’estate sta finendo… e sembrerebbe proprio un luogo comune da musica leggera. Di musica, comunque, stiamo parlando. Perché il Comune di Manerbio ha pensato bene di trasformare il passaggio di stagione in “Passaggi musicali”. Questo è il nome dell’iniziativa curata insieme all’associazione Periscope for Arts. Due sabati, il 26 agosto e il 2 settembre 2017, si sono trasformati in occasioni di aggregazione per i manerbiesi: sotto i portici che precedono l’ingresso della Biblioteca Civica, era possibile ascoltare le esibizioni di violinisti in erba, provenienti da Manerbio e dai dintorni. L’inizio assoluto è stato affidato proprio a una bambina, che ha eseguito brani semplici come “Fra’ Martino campanaro”. Fra le incertezze da principiante e il coraggio di esporsi in pubblico, l’età dei suonatori e la complessità delle melodie è cresciuta, fino ad affrontare pezzi come il celebre “Inno alla gioia”, che è stato suonato da un sestetto. In locandina, comparivano i nomi di Sergio Appiani, Caterina Grandi, Enrica Monfredini, Erik Kocilja, Arianna Zorza. Davanti ai convenuti, durante la prima delle due mattinate, ha preso la parola anche Roberto Cavagnoli: originario di Manerbio, ha conseguito il diploma presso la Scuola Internazionale di Liuteria a Cremona; in questa stessa città, ha il proprio laboratorio di liutaio. Ha illustrato i legni più adeguati per costruire violini: l’acero dei Balcani per la cassa armonica; l’abete della Val di Fiemme per la parte frontale (è più tenero e trasmette le vibrazioni delle corde); l’ebano (duro e poco consumabile) per tastiera, piroli e cordiera. Il legno d’acero è anche abbellito dalla marezzatura, un effetto di chiaroscuro creato dalle sue sinuose venature. 
            Oltre al violino, anche il mandolino ha fatto la propria comparsa (giusto per non perdersi niente dell’italianità musicale). Su di esso, il 26 agosto, Mattia Brusinelli ha eseguito una delle fantasie di G. Ph. Telemann (Magdeburgo, 1681 – Amburgo, 1767)  per violino solo e senza basso. Le corde (del cuore) si suonano in molti modi.


Paese Mio Manerbio,  N. 124 (settembre 2017), p. 6.

Sui piedi della memoria

“I morti corrono veloci”, cantava Gottfried August Bürger (1747-1794) nella sua “Lenore”. All’inizio di agosto, lungo il percorso Milano-Brescia-Bologna, corrono invece i vivi, ma col pensiero dei morti: quelli periti nelle stragi degli “anni di piombo”. Il riferimento è alla staffetta organizzata annualmente dall’AGAP, la milanese Associazione dei Gruppi Amatori Podistici. La preparazione e lo studio dell’itinerario durano circa sei mesi. I giorni sono scelti in modo da terminare la corsa a Bologna il 2 agosto, nell’anniversario dell’attentato alla stazione (1980). 
L'arrivo della Staffetta della Memoria
Milano-Brescia-Bologna
a Manerbio (1 agosto 2017)
            Gli episodi ricordati, naturalmente, sono: quello di Piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969), quando una bomba esplose nella Banca nazionale dell’agricoltura; quello di Piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974), quando un ordigno uccise e ferì numerosi partecipanti proprio a una manifestazione antiterrorismo; quello alla stazione di Bologna, che abbiamo già menzionato. Le tre stragi rientrano nell’ambito di quello che è stato chiamato “terrorismo nero”: ovvero, promosso da gruppi di estrema destra, per sfogare la rabbia dei giovani emarginati o spingere le istituzioni a una svolta autoritaria motivata dal panico diffuso. La novità del 2017 è stata la conclusione del processo per l’esplosione di Piazza della Loggia. La Cassazione ha confermato l’ergastolo per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte; il primo era un membro di Ordine Nuovo, il secondo un informatore del SID (Servizio Informazioni Difesa, i servizi segreti italiani dal 1966 al 1977) col nome di “fonte Tritone”.
            La staffetta di cui stiamo parlando comprende una tappa manerbiese, il 1 agosto. Come sempre, in Piazza Italia, si è radunato un comitato di benvenuto. Nel 2017, erano presenti il sindaco Samuele Alghisi, la vicesindaca Nerina Carlotti, la consigliera comunale Annamaria Bissolotti e l’assessore Fabrizio Bosio. Non potevano mancare le associazioni: la SPI (Sindacato Pensionati Italiani) - CGIL, i cui membri sono noti anche per il volontariato e la collaborazione familiare; la FIOM; l’Arma dei Carabinieri.

           
Foto di gruppo degli atleti con il sindaco di Manerbio,
Samuele Alghisi
(1 agosto 2017, Staffetta della Memoria)
Insieme, hanno accolto il gruppo podistico Running Prealpino ASD, unito alle Tigri di Mompracem delle 5:45: una compagnia di amici di Mompiano (quartiere di Brescia), che si allena all’ora suddetta. A loro, hanno dato il cambio i membri dell’Atletica Rebo Gussago. Per il riposo dei corridori, un locale di Piazza Italia offriva una colazione. I gruppi, naturalmente, erano accompagnati dalla Polizia Stradale e Municipale. I membri dell’AGAP erano condotti dal furgone della Cooperativa Sociale Santa Rita - onlus. Un mezzo di trasporto simile veniva invece dal Comune di Bologna. Nessuno voleva mancare, sulle orme del ricordo.

sabato 2 settembre 2017

La terza corrente

“L’esoterismo occidentale è divenuto, all’interno della storia delle religioni, un campo di ricerca a sé stante, ed una delle aree di studio più rilevanti a livello internazionale. I campi di ricerca dell’esoterismo occidentale comprendono la cabala, l’alchimia, la magia rituale, i movimenti rosacrociani, la massoneria, l’occultismo del sec. XVII e fenomeni contemporanei come la Wicca e la New Age. L’esoterismo è stato a lungo guardato con scetticismo dagli ambienti accademici, mentre i teologi hanno definito gli insegnamenti esoterici come eretici e gli studiosi delle scienze naturali li hanno considerati reazionari e superstiziosi.
            La studiosa Frances Yates (1899-1981) sostenne, in opposizione alle posizioni dominanti, che l’esoterismo - da lei denominato “la tradizione ermetica” - fu all’origine della nascita delle scienze moderne. 
ermete trismegisto
Ermete Trismegisto nella pavimentazione
del Duomo di Siena.
            Il concetto di esoterismo occidentale è una costruzione metodologica che i ricercatori hanno creato per raggruppare diversi movimenti, pensatori e tradizioni che, nonostante i tratti diversi, hanno dei denominatori comuni. L’esoterismo occidentale può essere visto come una terza corrente di pensiero principale, insieme al pensiero razionale greco e alla fede giudaico-cristiana, le due grandi tradizioni intellettuali su cui si basa la cultura occidentale. All’interno dell’esoterismo occidentale vi è una forte resistenza verso il pensiero razionale e verso la fede dogmatica. L’umanità e l’universo sono visti in maniera olistica, l’uno riflesso dell’altro: questo implica che l’uomo può ottenere la conoscenza di Dio e della natura studiando i propri mondi interiori e, da un altro punto di vista, le indagini sulla natura e gli studi teologici aiutano l’uomo a scoprire le verità riguardanti questi mondi. L’esoterismo, inoltre, è caratterizzato da un’epistemologia graduale, un processo che attraversa diversi stadi di iniziazione. I tratti base dell’occultismo occidentale si possono ritrovare nello gnosticismo e nell’ermetismo, anche se il concetto di esoterismo occidentale indica principalmente la corrente di pensiero che si sviluppò nel corso del Rinascimento, quando cabala, neoplatonismo, magia medievale ed ermetismo furono fusi.”


Da: Thomas Karlsson, Le rune e la kabbala, Roma 2011, Atanòr, pp. 17-18. [Tr. it. di: Adulruna och den goetiska kabbalan, Stockholm 2005, Ouroboros Produktion. Traduzione dallo svedese di Alberto Brandi].